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Pazzi per la scuola. Quando insegnare fa ammalare

A insegnare si diventa pazzi? O la pazzia è un prerequisito per sopravvivere nel mondo della scuola? Interrogativi buffi, esilaranti in teoria, se non fosse che tra le facili battute, le migliori aspettative e la realtà ordinaria, si insinua sempre più spesso la peggiore cronaca. Bambino costretto a mangiare il rigurgito del cibo imposto e rifiutato; un altro con la testa spinta a forza nel water; un altro ”attutito” con un cuscino perché piangeva troppo; una bambina lasciata nuda perché si era fatta la pipì addosso; altri piccoli chiusi in bagno per punizione. L’ultimo caso di una lunga serie, ha coinvolto due maestre di un asilo di Ravenna inaugurando il 2011 secondo un copione raccapricciante, ma ormai noto. La cronaca ci indigna e scandalizza mentre continua a raccontare un problema sempre più evidente: insegnare è una professione, come riconosce la letteratura scientifica internazionale, ad alto rischio di stress; nella migliore delle ipotesi logora a livello psicofisico; tra le professioni d’aiuto, è la più colpita da malattie psichiatriche e oncologiche. La professione, oltre a essere svalutata, non riconosciuta, all’ultimo posto della gerarchia sociale, usura il fisico e la mente fino a fare esplodere crisi psicotiche, provocare perdita di controllo degli impulsi o manifestazioni di stati psicopatologici. Questo non significa che l’intero corpo docenti sia malato, ma che insegnare richiede una salute psicofisica notevole e soprattutto non è scontato riuscire a conservarla. Il disagio mentale professionale, altrimenti detto burnout esiste, e la categoria degli insegnanti tra le professioni d’aiuto lo sconta più di tutte. Alcuni si ammalano nel corso della loro professione, altri “slatentizzano” patologie che portavano da casa e che già facevano parte del personale corredo genetico.

Intanto la cronaca si ripete ciclicamente, l’opinione pubblica reagisce allibendo e scoprendo l’alieno del momento tra noi da espellere con punizioni estreme, gli approfondimenti televisivi per qualche giorno diventano monomaniacali e non parlano d’altro fino a riassorbire la piaga nell’apparente normalità. Continua a sfuggire la realtà del problema perché sugli insegnanti regnano sovrani gli stereotipi, di cui sono i primi a essere le vittime: che sia una professione privilegiata perché dispone di orari di lavoro ridotti e ferie prolungate, “comoda” e facile, un modo sicuro per assicurarsi uno stipendio, sia pur sempre più magro. Si ignora poi che la prevenzione è un potente antidoto o meglio è la triade prevenzione-riduzione-gestione del danno che può fare la differenza. Tanto più con l’entrata in vigore del Testo Unico sulla salute dei lavoratori (decreto legislativo 81/08 e successivi) che ha posto la scadenza del 1 agosto 2010 per individuare e contrastare lo stress-lavoro-correlato nelle scuole. Al momento, però, sono ancora troppo pochi gli istituti scolastici che si stanno attivando, e quelli che lo fanno agiscono nei termini sbagliati dettati da paura e incertezza: come a voler dimostrare che in casa propria gli insegnanti stanno tutti bene e stress non se ne produce quando invece è la letteratura scientifica a partire dal presupposto che di stress se ne produce e molto. Vittorio Lodolo D’Oria è un medico esperto di malattie psichiatriche in ambito scolastico, che si occupa del disagio mentale professionale dei docenti. Ha scritto un libro dal titolo volutamente ambivalente, “Pazzi per la scuola” (Alpes edizioni) in cui ha raccolto 125 storie di docenti dopo una ventennale esperienze trascorse tra docenti e dirigenti scolastici. Il libro è un vademecum per dirigenti, insegnanti, genitori, che insieme alla precedente pubblicazione (La scuola paziente, Alpes edizioni), colma una grave lacuna in materia. Lodolo D’Oria è componente del collegio medico della Asl di Milano per il riconoscimento dell’inabilità al lavoro per cause di salute, accompagna docenti all’accertamento in collegio medico di verifica come medico di parte, è consulente di dirigenti scolastici, cura e modera il blog www.burnout.blogscuola.it dove vengono sottoposti casi e indicata la soluzione, propone alle scuole iniziative formative in linea con la nuova legislazione per prevenire e gestire il disturbo mentale professionale. A Roma, al liceo Seneca, ha tenuto uno di questi corsi di fronte a una platea di dirigenti scolastici ancora piuttosto disorientati sul da farsi.
A loro, infatti, la nuova legislazione che equipara alla figura di datori di lavoro, affida il delicatissimo e cruciale compito medico-legale di proteggere la salute dei lavoratori nonché l’incolumità dell’utenza. E così, pur non essendo medico, il dirigente, stretto tra possibili denunce per mobbing o per omissioni d’atti d’ufficio e altrettante lamentele se non denunce dell’utenza, ha inequivocabili obblighi verso i propri docenti che rientrano a pieno titolo tra le cosiddette helping profession. Lodolo D’Oria ha già tenuto corsi in 150 scuole italiane per colmare la distanza tra normativa e realtà. I dirigenti infatti hanno l’obbligo di formare il corpo docente sui rischi professionali e monitorare i cosiddetti eventi-sentinella (assenze crescenti da parte di insegnanti e altri segnali), riparare (condividendo il problema), ridurre e gestire il danno (valutando se e quando chiedere l’accertamento medico per evitare denunce per omissioni d’atti d’ufficio, elaborare la stesura della relazione di accompagnamento per il collegio medico senza però esporsi al rischio di denunce per mobbing). La situazione è estremamente complessa. Ma, come ha precisato Lodolo D’Oria, nella sua lezione, la nuova legislazione può essere vista non come un aggiuntivo intralcio burocratico, ma come un’opportunità per ridurre il rischio di cui poi ci informa ciclicamente la cronaca. Ora che poi, si tratta di attuare adempimenti previsti dalla legge e non più solo comportamenti auspicabili, non si può più essere impreparati. Come ha ben illustrato il medico, stranamente in Italia non vi sono dati nazionali (e questo già la dice lunga) e le indagini epidemiologiche esistenti riguardano Milano, Torino, Verona, pubblicate sulla rivista “Medicina del lavoro”. “Il primo studio al mondo su rivista medica – ha evidenziato Lodolo – che ha posto in diretta correlazione il disturbo psichiatrico con la professione dell’insegnamento. Inoltre gli insegnanti, anzi le insegnanti visto che l’82% della categoria è composta di donne, sono quelle che hanno il maggior rischio tumorale. Nelle insegnanti, come rivelato da uno studio fatto in California c’è un’alta incidenza di tumore al seno”. C’è un meccanismo fisiopatogenetico alla base. Lo stress comporta immunodepressione. Ecco perché sono importanti i controlli”. Francia e Giappone sono stati i paesi che per primi, nel 2007, hanno lanciato l’allarme tra le professioni della pubblica amministrazione sul rischio suicidario degli insegnanti e sull’incremento di diagnosi psichiatriche nell’assenza da lavoro per malattia. In Francia è stato assegnato al docente lo psichiatra di base: ci sono insegnanti colpiti da depressione maggiore o da stress postraumatico; in Germania l’80% degli insegnanti usa il prepensionamento.

In Italia a dicembre è stata presentata un’interrogazione parlamentare, tuttora inevasa, ai ministri della Salute, Istruzione e Pari Opportunità ed è stato sottoscritto un appello finora firmato da 4000 docenti perché sia tutelata la categoria professionale dei docenti come previsto dal decreto e prima di alzare l’età pensionabile a 65 anni vengano valutate le reali condizione di salute degli insegnanti. Certo è difficile pensare che il ruolo degli insegnanti sia riconosciuto dagli utenti, genitori e alunni, se le istituzioni per prime li ignorano. Ci piacerebbe, invece, che l’insegnante fosse, potesse essere una figura autorevole, di forza morale e intellettuale, da ricordare a vita con amore e devozione.

Titolo: Pazzi per la scuola. il burnout degli insegnati a 360°.
Prevenzione e gestione in 125 casi
Autore: Vittorio Lodola D’Oria
Editore: Alpes Italia
Dati: 2010, 368 pp., 29,00 €

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