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Le lenzuola sporche dei fantasmi si lavano in famiglia

«Si avvicinò al cassettone per disfare la pettinatura: guardò nello specchio, e invece dei suoi soffici capelli ondulati vide degli ispidi fili grigiastri acconciati all’antica. Invece della sua fronte ampia e liscia, ne vide una su cui le considerazioni egoistiche di una lunga esistenza avevano tracciato rughe profonde. […] Invece della sua faccia, scorse nello specchio la faccia della defunta zia Harriet, con le spalle coperte dalla ben nota vestaglia» Il vento nel cespuglio di rose di Mary Wilkins Freeman

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Senza letteratura, senza immaginario, restano solo gli avanzi

La premessa a questo saggio di storia e letteratura gastronomica, Il boccone immaginario, edito da Slow Food, è che sia necessario restituire alla cultura fondata sull’analisi scientifica il seme dell’immaginario. “La gastronomia – afferma Alberto Capatti, docente di Storia della cucina – è uno sguardo obliquo, interrogativo, sul piacere e sulla sua estinzione […]”.

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L’odore di chiuso delle ricche stanze di una nobiltà decadente non proviene dalle cucine

Distante per ambientazione, siamo nel 1800, dalla serie dei vecchietti del BarLume (edita sempre da Sellerio), Odore di chiuso conserva l’umorismo insolente e l’ingegnosità dell’intreccio di Marco Malvaldi e presenta un protagonista d’eccezione: Pellegrino Artusi, autore del celebre La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene

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