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Buon compleanno Gerhard Richter

Non c’è modo migliore per festeggiare l’ottantesimo compleanno di uno dei più importanti – e quotati – artisti viventi, che dedicargli una tripla mostra personale in alcuni dei più importanti spazi espositivi d’Europa. Dopo il successo riscosso alla Tate Modern di Londra e alla Neue Nationalgalerie di Berlino, la ricchissima collezione di opere del meritatamente acclamato pittore tedesco Gerhard Richter, che compongono la retrospettiva Panorama, è approdata nei vasti spazi bianchi dell’ultimo piano del Centre Pompidou di Parigi. Per nulla al mondo mi sarei perso l’occasione di affondare lo sguardo nell’infinita versatilità di un artista capace di passare dai grigi delle tele monocrome e del realismo fotografico all’astrattismo informale più cromaticamente intenso, senza perdere nulla in qualità e impatto emotivo.

Lasciandomi trasportare dai nastri di scale mobili che si inerpicano nei tubi trasparenti che sono le vene scoperte della struttura scheletrica ideata da Renzo Piano, mi carico di un’ansia anticipatoria che si fa più intensa man mano che il mio orizzonte parigino si allarga e lo sguardo supera le ultime fronde degli alberi e i piani alti delle case, i tetti scuri con i caratteristici abbaini, fino a cogliere una visione d’insieme della città, dal Sacro Cuore alla Tour Eiffel e poi le nuvole nel cielo azzurro – le stesse che vedrò, identiche per impressione di leggerezza e rarefazione, all’interno della mostra e non potevano mancare, perché la pittura di Richter raccoglie un intero universo fatto di memorie tragiche e dattagliatissime ossessioni.

C’è Parigi anche all’interno delle sale del Centre Pompidou, ma è quella degli edifici martoriati della Seconda Guerra Mondiale, raccontata con una precisione stupefacente in un dipinto del 1968. Sono gli anni in cui Richter lavora a partire dalle fotografie, ritraendo una serie di importanti testimonianze storiche. Continuerà a farlo per tutto l’arco della sua carriera, come testimonia la tela del 2005 dedicata al disastro delle Torri Gemelle. Anche in questo caso il realismo è impressionante, ma Richter riesce a superare le sue capacità tecniche con un semplice gesto romantico e filosofico: passando un pennello bagnato sul dipinto ancora umido restituisce una lieve impressione di offuscamento. La riconoscibilità rimane imperturbata, ma l’opera acquisisce una dimensione ulteriore, quella del tempo.

Il percorso attraverso cui si dipana la mostra è cronologico e tematico e muovendosi a passo lento, di sala in sala, ci si imbatte nell’infinita malinconia dei monocromi degli anni Settanta, in pieno contrasto con le successive opere astratte. Le loro grandi dimensioni sembrano fatte apposta per fagocitare i visitatori al loro interno. Sono viscerali, istintive, ferine quanto lo erano i dipinti di Emilio Vedova, ma Richter, rispetto al grande maestro veneziano, ha un gusto più spiccato per i colori intensi, acidi, che in certi casi lambiscono la fluorescenza.

Proseguendo nella visita non si può fare a meno di sentirsi sopraffatti dalla quantità di opere presenti e dalla loro varietà: i ritratti di fronte, quelli enigmatici di spalle con i capelli a tal punto setosi che viene l’irresistibile desiderio di accarezzarli, le stampe digitali, le tele fatte di linee colorate che si sovrappongono l’una all’altra con rigore matematico. È un’apoteosi. È la consacrazione di un genio dell’arte contemporanea che parla di memoria, passione e infinito, ed è già un classico le cui opere supereranno i limiti circostanziali dell’epoca del ready made e del concettualismo. Buon compleanno Gerhard Richter!

 

Fino al 24 settembre 2012
Centre Pompidou, Parigi
www.centrepompidou.fr