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Corpo, riflessione, immagine: una trinità di senso multiverso

“Il corpo è il punto zero del mondo; laddove le vie e gli spazi si incrociano il corpo non è da nessuna parte: è al centro del mondo, questo piccolo nucleo utopico a partire dal quale sogno, parlo, procedo, immagino, percepisco le cose al loro posto e anche le nego attraverso il potere infinito delle utopie che immagino”. Questa concentrata esplosione di senso del filosofo francese Michel Foucault sembra contenere i temi portanti del libro Corpo riflessione immagine (Alpes edizioni), raccolta di brevi saggi curata dagli analisti junghiani e psicoterapeuti Simonetta Putti e Ferdinando Testa. Si tratta di un volume polifonico e composito che indaga la triade corpo, riflessione, immagine. Triade declinata, scomposta e ricomposta da ogni singolo autore a seconda dell’ambito di applicazione. Ognuno ha un osservatorio privilegiato da cui  guardare il modo di avvolgersi e intersecarsi di tale movente fondamentale dell’essere: vita  morte ed elaborazione del lutto (Marta Paniccia); terapia analitica (Francesco Montecchi); arti terapie con malati oncologici (Paola Caboara Luzzatto); filosofia gnostica (Giorgio Antonelli); funzione immaginativa dell’inconscio e significato simbolico dei miti (Silvana Ceresa); fotografia e cinema (Roberto Cantratrione, Amedeo Caruso); body art e tatoo (Desirèe Pangerc); teatro (Marcello Cotugno); giurisprudenza e vincolo a norma del diritto all’immagine (Letizia Proietti). È omessa dalla trattazione la parola, quasi stazione periferica rispetto ai linguaggi del corpo e dell’immagine. Certo, il fil rouge delle singole elaborazioni è l’ “invenzione” di Jung più volte ribadita, di considerare la riflessione come la creatività quali ‘fattori istintivi’ sui generis, capaci di mutare radicalmente le dinamiche interiori fino a sbocchi creativi verso l’individuazione, meta di ogni viandante.

A fare da apristrada di questo percorso, composito, eterogeneo e polisemico, è un saggio (che dà il nome all’intera raccolta) a firma di Simonetta Putti e Bruno Callieri. La ‘trinità’ corpo riflessione immagine è ambito di osservazione e terreno di lavoro privilegiato dell’analista che può riscontrare come il corpo sia metafora vivente; custode di disagi, blocchi; sapiente testimone di quel che la psiche ancora non sa a livello cosciente. Finché, nel percorso del paziente si osservano i modi e i tempi in cui interviene la riflessione, junghianamente sospensione della scarica energetica e sua introversione, fino a attivare la facoltà di produrre immagini nuove ‘individuanti’ perché artefici di una trasformazione creativa. Simonetta Putti nel coniugare pensiero junghiano e approccio fenomenologico parla di “creatività del quotidiano” come “possibilità di rielaborare il noto nel nuovo ri-ordinando quindi le componenti del nostro vivere”, transitando “dalle immagini primordiali (archetipi) verso l’immagine nuova e individuante (simbolo) e talvolta anche a ritroso”. Bruno Callieri, padre italiano della fenomenologia, in tempi di “monarchia clinico-nosografica” invita a superare le sirene neurobiologiche incantevoli ma non sufficienti a spiegare cosa si prova a essere se stessi. Occorre che lo psicopatologo e lo psicoterapeuta siano “anarchici epistemologici” con in dotazione un sentimento della complessità da non lasciare  mai: “Essere consapevoli sempre della multidimensionalità dell’uomo – scrive Callieri – ci consente di cogliere nell’uomo paziente la variegata significanza di ogni sua parte costitutiva: corpo, fantasia e immaginazione, pensiero”. Per evitare la caduta in un modello riduttivo dell’uomo ogni contributo è utile. In questo libro si possono pescare spunti di ogni genere. Sulla contemporaneità, illuminante è il capitolo dedicato alla ‘dispercezione’ di cui scrive Luigi D’Elia, quale percezione distorta dal corpo al mondo.

“L’immagine è psiche” e poi “ogni accadimento psichico è un’immagine e un immaginare”, sosteneva Jung.

Il pensiero gnostico è almeno in parte all’origine dell’immaginazione attiva di Jung: “Occorre rinascere attraverso l’immagine”, scrive nel Vangelo di Filippo un eretico gnostico. Antonelli ricorda che nel vangelo gnostico ci sono istruzioni date al morente per incamminarsi nel viaggio ultraterreno. Tecniche di visualizzazione estatica necessarie perché l’anima  si nutre d’immagini, compresa l’angoscia, fino poi al venir meno della dimensione immaginale stessa con l’avvento salvifico della vera gnosi. Immagini come principio di ogni azione: “immaginazione, attività dell’immaginare, l’energia che si concentra nel pensare” anche come origine dell’azione violenta, fino alle scene violente dei film che attraggono perché permettono un’esplorazione protetta dell’Ombra: questa la tesi di Amato Luciano Fargnoli. Alle immagini cinematografiche dedica un capitolo Amedeo Caruso (che analizza i film ‘Il corpo dell’anima’, ‘L’immagine allo specchio’, ‘Quell’oscuro oggetto del desiderio’, ‘Riflessi in un occhio d’oro’). Sua è anche l’intervista a Silvia Rosselli, parte della storia italiana della psicologia analitica perché allieva di Ernst Bernhard, ma anche della storia italiana da ricordare a mente perché lo zio e il padre furono assassinati barbaramente nel 1937 in Francia per ordine del regime fascista. Nel ritrovare immagini intese come fotografie del passato possiamo riscoprire il percorso e il significato di una vita secondo Roberto Cantatrione.

Ci sono le immagini prodotte dai malati oncologici grazie all’arte terapia con cui riescono a manifestare l’inesprimibile; mentre il gioco della sabbia è un metodo terapeutico che coinvolge il corpo e l’immaginario anche del terapeuta. Ricorda Franco Bellotti nel suo articolo sulla psicologia analitica che Jung nel commentare l’Ulisse di Joyce passò da un giudizio estremamente negativo a un graduale ripensamento fino a riconoscerne la grandezza perché quell’opera all’apparenza inaccessibile rivela “in forma di immagine, la simultaneità di contenuti sia coscienti che inconsci; mostrando nella sua globalità la dimensione psichica”. Già per Baudelaire l’immaginazione è “regina del vero”. Pensare per immagini è superamento di ogni dualità fino al grado assoluto dell’essere. L’immaginazione abbinata alla riflessione diventa per Jung  modalità scientifica e poetica “di dare un senso alla conoscenza simbolica e trasformativa”. Lo ricorda Ferdinando Testa nella postfazione. Il corpo stesso è parte di questo itinerario. Jung scrisse: “L’esperienza visionaria strappa dall’alto al basso il velo sul quale sono dipinte le immagini del cosmo, e consente allo sguardo di intravedere le inafferrabili profondità di ciò che non è ancora nato”.

 Titolo: Corpo riflessione immagine
Curatore: Simonetta Putti, Ferdinando Testa
Editore: Alpes Italia
Dati: 2011, 200 pp., 21,00 €

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