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Eugenetica e razzismo

È stata la Svezia, nel 1921, a creare il primo Istituto Statale di biologia razziale, con tanto di premi Nobel a premiare figure come Charles Richet e Alexis Carrel, quest’ultimo favorevole a “uno stabilimento eutanasico, provvisto di gas appropriato” capace di risolvere il problema degli anormali “in modo umano ed economico”. Sponsorizzato dalla Fondazione Rockefeller, Carrel arrivò a prospettare una “biocrazia”, in una sorta di sintesi tra fascismo francese ed eugenismo americano.

La ricerca di una società ‘perfetta’ portò in quegli anni l’eminente biologo americano Charles Davenport a immaginare “una comunità nazionale non adulterata da immigrazione di massa”. Zingari, omosessuali, criminali, anarchici avevano finalmente trovato una loro identità, quella dei nemici. Insieme agli ebrei, agli handicappati (oggi si dice ‘diversamente abili’), a prostitute e ‘meticci’, questo popolo invisibile fu additato come il morbo da eliminare nel corpo sociale infetto, senza troppe obiezioni della comunità scientifica.

Oltre alle sterilizzazioni forzate e all’internamento, le politiche pubbliche si spingevano fino a vietare il matrimonio tra ‘adatti’ e ‘inadatti’, con pene che negli Stati Uniti arrivavano fino a 10 anni di carcere. Se è vero che in Italia l’approccio eugenetico fu sempre temperato dalla presenza della Chiesa Cattolica, contraria a misure di sterilizzazione forzata, gran parte dell’élite fascista condivideva le preoccupazioni già espresse scientificamente da Cesare Lombroso, uno dei maestri dell’antropologia criminale. Ne L’uomo delinquente, Lombroso arrivò ad affermare che i rivoltosi soffrivano spesso di malattie ereditarie, potenzialmente contagiose. Il celebre scienziato torinese pensò pure di distinguere rivolta e rivoluzione, intendendo con questa un fenomeno “più comprensibile”.

Di questo amalgama positivistico tra scienze sociali e politica non ci sono – fortunatamente – molte tracce oggi. Paesi come la Svezia si sono trasformati in una delle mete più ambite per gli emigranti extracomunitari in quanto a facilità nel richiedere asilo politico e assistenza sociale. Nella stessa civile Svezia, però, tra il 1935 e il 1975, sono sterilizzate oltre 50.000 donne, accusate di pesare sull’assistenza pubblica e di essere portatrici di malattie e di stili di vita dagli alti costi sociali. La sterilizzazione coattiva – rimasta in vigore per 40 anni – avveniva per ragioni come: essere incinta senza essere sposata, abortire un figlio per motivi economici, mantenere una vita considerata ‘promiscua’.

In questi decenni di eugenetica e di paranoia sociale, solo pochi scienziati riusciranno a distanziarsi dall’oblio destinato a questi teorici della razza ‘pura’. Uno di questi è Jacques Novicow, morto nel 1912, ma già sostenitore di un’ideale Federazione europea. Nato da padre russo e madre greca, Novicow attaccò costantemente il darwinismo sociale, scovandone presto la motivazione politica (e criminale, è il caso di dire) nel suo conseguire “l’omicidio collettivo come la causa del progresso del genere umano.”
A pochi anni dalla Grande Guerra, non molti avevano capito che genere di distruzione avrebbe sconvolto il mondo ‘civilizzato’. In effetti, quello che doveva essere l’avamposto della “nuova umanità, esteticamente e intellettualmente superiore”, per dirla con le parole dell’antropologo Vacher de Lapouge, divenne il teatro del primo sterminio di massa, dove milioni di giovani trovarono morte e mutilazioni. Questo è lo scenario del libro che lo storico piemontese Enzo Traverso ha descritto nel suo volume, La violenza nazista. Una genealogia. Un affresco impietoso delle boutade politico-scientifiche che hanno portato – e fondato – i tratti più aberranti delle ideologie totalitarie nazista, sovietica e fascista. Dalla storia della ghigliottina ai più moderni sistemi di “violenza rigeneratrice”, questo libro fornirà ottimi dettagli a chi voglia cimentarsi in un’apologia degli scontri di piazza, come per chi – come l’onorevole Gasparri – prediliga invece una “carcerazione preventiva” dei nemici oggettivi.

Titolo: La violenza nazista. Una Genealogia
Autore: Enzo Traverso
Editore: Il Mulino
Dati: 2010, 193 pp., 12,00 €

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Si parla spesso di clandestini, depravati, infedeli, sovversivi, criminali di mestiere, ma a volte questi pregiudizi riescono a diventare ‘scienza’. E’ il caso dell’eugenetica, l’antropologia clinica che ha portato alla sommaria classificazione razziale che portò all’uccisione sistematica dei campi di concentramento. Però non pochi sanno che l’eugenetica è più vicina di quanto sembri, e multiforme..

12 thoughts on “Eugenetica e razzismo

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  • gennaio 4, 2011 at 3:09 pm
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    Non capisco questo articolo, soprattutto nel suo finale. Che c’entra la ghigliottina con il darwinismo sociale o l’eugenetica, le epurazioni sovietiche con i lagher nazisti e soprattutto gli scontri di piazza e Gasparri con le sue menate?
    Dovremmo rassegnarci prima di tutto alla semplice constatazione che le violenze non sono tutte uguali nelle cause, nei metodi, nelle conseguenze e nella portata.

  • gennaio 4, 2011 at 3:30 pm
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    Vincenzo, le hai dette tutte! La ghigliottina, di cui si parla all’inizio del libro, è un trait d’union tra rivoluzione francese e reich tedesco (sì, hai letto bene!). Il darwinismo sociale e l’eugenetica sono talmente tanto legati, che l’hai messi insieme anche tu. Le epurazioni sovietiche e i lager nazisti ugualmente c’entrano, essendo provenienti dai due maggiori totalitarismi del ‘900. Gasparri e le sue menate c’entrano, perchè è quello che avrebbe potuto dire qualcuno che veramente dopo avrebbe ‘menato’, come è successo in vari metori, per varie cause, con diverse conseguenze e portate. Ma sempre violenza è.

  • gennaio 4, 2011 at 9:07 pm
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    Francamente l’articolo risulta poco chiaro anche a me, e non solo nel suo finale (certo l’accostamento del tema “violenza nazista” con il nome di Gasparri – che pure detesto – mi pare talmente superficiale da risultare quasi offensivo per l’oggetto del libro). Ma cosa vuol dire: “solo pochi scienziati riusciranno a distanziarsi dall’oblio destinato a questi teorici della razza ‘pura’”? Che poi il libro non tratta proprio anche di quelli? E che oblio sarebbe? A parte che i loro sono piuttosto noti, ma detta così sembra quasi un giudizio di merito, del tipo “sarebbe meglio dimenticarne persino i nomi”. E invece no, altro che oblio: quei nomi si ricordano, sono ricordati, si devono ricordare, per tenere sempre presenti gli scempi delle loro ideologie. E non è forse questo lo scopo del libro?

  • gennaio 4, 2011 at 9:22 pm
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    Caro Luca, grazie del messaggio. I nomi di molti eugenisti sono tutt’altro che noti. Prova ad andare a trovare i due Nobel dichiaratamente razzisti, per fartene un’idea.
    Cosa è noto invece, è il supporto che l’eugenetica ha avuto da parte di moltissimi politici, economisti e pensatori.
    Ora, per fugare i tuoi dubbi, chiarisco il seguente: questa nasce come riflessione sull’eugenetica, ma non è ESCLUSIVAMENTE una recensione, visto che per esempio sul libro di Traverso non si parla di Svezia, né tantomeno di Gasparri..
    Mi dispiaccio se l’accostamento ti può sembrare superficiale, ma per me meglio mettere Gasparri tra i potenziali nazisti che semplicemente lasciarlo nella lista dei detestabili.
    Detto questo, ti ringrazio del commento, che capisco e in parte condivido. Ti assicuro però che non è mia intenzione affermare che ‘questi nomi vanno dimenticati’. Ma ti chiedo: conosci Charles Richet? Alexis Carrel? De Lapouge? Madison Grant? Lord Wolseley? No, non direi che questi nomi siano oggi conosciuti. Lo scopo dell’articolo è appunto spingerci a informarci sulla ultradecennale storia dell’eugenetica, che oggi è divenuta una più ‘superficiale’ tendenza a boutade Gasparriane.

  • gennaio 4, 2011 at 9:34 pm
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    Bene, grazie della lezioncina. Sono lieto che tu sia un esperto, evidentemente hai fatto studi approfonditi in merito sulla vita di ciascuna delle eprsone che citi, che immagino tu non abbia conosciuto per la prima volta leggendo quest’unico libro (ché sarebbe troppo facile, allora). per quanto riguarda la maggiore opportunità a infilare Gasparri & co. tra i potenziali nazisti, mi pare un’affermazione ancor più superficiale di quella che l’ha provocata (la storia non si fa con i se, né al passato né al futuro), ma ognuno è libero di pensarla come vuole. teniamo però rpesente che il termine “nazista” ha una precisa e ben definita accezione storica, e se tu ritieni tale Gasparri e quei poveri sfigatelli come lui, be’, mi spiace per te.

  • gennaio 4, 2011 at 9:37 pm
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    Rispetto alla frase sull’oblio, non è in effetti molto chiara, anche perchè lo stesso Novicow direi è nell’oblio. Ma ripeto, oblio era e oblio è, nonostante i libri di storici, critici e quant’altro. Esci per strada, chiedi cos’è l’eugenetica, chiedi di fare un nome. Vedrai che quelli che per te possono essere nomi noti sono ben lungi dall’esserlo. E con essi anche le loro teorie.
    Morale della ‘favola’: stiamo tornando a essere razzisti senza neanche accorgercene.

  • gennaio 4, 2011 at 9:43 pm
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    Non è questione di dietrologia, comunque ancora una volta ti devo dare ragione (anche se in parte). Se è vero infatti che il termine ‘nazista’ ha specifiche connotazioni, perchè non vale lo stesso per ‘fascista’?
    Una cosa è archiviare la storia (e quindi ritrovare ‘z’ sotto ‘z’, ‘s’ sotto ‘s’) e un’altra – a mio avviso – è cercare di pensare e ripensare – sbagliando anche, magari – i fenomeni già passati, e forse anche futuri.
    Ultima cosa, anche Hitler era uno sfigatello, tanto è vero che il partito nazionalsocialista era anche in discesa poco prima di andare al potere. Se Von Hinderburg e compagnia hanno deciso di dare a Hitler l’appoggio è proprio perchè pensavano fosse solo uno sfigatello.

  • gennaio 5, 2011 at 1:29 am
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    la mia prima domanda era: “cosa c’entra la ghigliottina con il darwinismo sociale o l’eugenetica”. Quindi quale relazione esista tra l’elemento A e un secondo elemento a scelta tra B o C. Dire che la ghigliottina è correlata al terzo reich, non risponde ovviamente alla domanda.
    La ghigliottina era un mezzo utilizzato per esercitare la pena capitale in sostituzione della tortura: non era utilizzata per operare selezione forzata della presunta razza, né sarebbe stato possibile concepire una simile idea con circa mezzo secolo di anticipo sul darwinismo naturale e circa un secolo sui concetti del darwinismo applicati alla sociologia.
    La connessione con il terzo Reich (che io non avevo menzionato) mi sembra giustificabile solo ricorrendo proprio ad una genealogia in senso Nietzschiano, quindi come una ricostruzione forzata di fatti tra loro altrimenti non correlabili: trattandosi di uno storico del periodo nazista, penso che il sottotitolo non usi quel termine in modo casuale.
    Il resto della risposta resta per me incomprensibile. Me ne farò una ragione.

    • gennaio 24, 2013 at 3:37 am
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      @Vincenzo Fiore
      Ho appena finito di leggere questo libro. La ghigliottina sarebbe collegata alla violenza nazista in quanto ha spostato la responsabilità della morte del condannato da un essere umano (il boia), ad una macchina fredda e impersonale. Quindi la morte diventa anonima, e priva di responsabilità dirette da parte di chi opera la sentenza, esattamente come avverrà nei lager nazisti.

  • gennaio 5, 2011 at 11:26 am
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    Magari l’entusiasmo con cui è stata scritta la recensione ha indotto l’autore a enfatizzare dei contenuti piuttosto che altri e a sorvolare su temi che avrebbero dato più profondità al testo circostanziando meglio talune affermazioni; capita, specie quando un libro ci colpisce e appassiona e lo stile partecipe ne conferma il caso. Certamente sono curiosa, a questo punto, di leggere il libro, il che, per una recensione, è un risultato eccellente (specie perché, a differenza di certi tuttologi, io di eugenetica non ne so molto, anzi, nulla).

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