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eFeuilleton: web, letteratura e serialità

Ieri pomeriggio come al solito stavo scorrendo il feed di quello che seguo su Twitter quando mi sono imbattuto in un tweet del magazine newyorkese the  Paris Review che ha rapidamente sollevato una certa attenzione. In parole povere la rivista pubbicherà a puntate (in quattro uscite) il nuovo romanzo dello scrittore cileno Roberto Bolaño, The Third Reich (da noi già edito da Adelphi), accompagnato dalle illustrazini di Leanne Shapton. È la prima volta in quarant’anni che il Paris Review pubblica un romanzo a puntate; il tutto rientra nell’ambito della campagna di abbonamenti in atto (piuttosto interessante a dire la verità: solo 45 $ per ricevere la rivista qui in Europa per un anno). Devo ammettere che prima di indagare meglio i dettagli dell’operazione l’avevo un po’ fraintesa; quando sei in giro sul Wolrd Wide Web tendi a dissociarti e a ragionare come se tutto inizi e finisca sul web, specie quando si tratta di contenuti; quindi avevo intuito la cosa come se l’edizione online di the Paris Review avrebbe offerto (magari anche gratis, perché no) il romanzo di Bolaño al ritmo di, non so, una pagina al giorno o un qualcosa del genere; una sorta di romanzo di appendice per il web, un eFeuilleton, se vi aggrada.

Il fatto poi che la formula fosse in effetti molto diversa (e molto più tradizionale) non è riuscito a fermare le mie elucubrazioni che mi va di condividere con voi su queste pagine, magari stimolando un piccolo dibattito. La mia divagazione prende le mosse da alcune considerazioni semplici e di comune dominio. Innanzitutto è un fatto che la crescita esponenziale della diffusione di internet e del World Wide Web, unita all’affacciarsi sul mercato di nuovi supporti di connettività e lettura (smartphones, tablet e eBook readers) stiano rivoluzionando le abitudini dei lettori. Ed è un fatto anche che questi cambiamenti stiano scatenando il panico nel mondo dell’editoria (libraria e periodica), vetusto e imbalsmato, che già da anni è impantanato in una crisi nerissima (specie in Italia, per quello che ce ne può importare). Non è un fatto invece ma solo una mia convinzione che, se è in crisi il mercato, non sia però in crisi la lettura che piuttosto è alla disperata ricerca di nuove formule e contesti. Infine non sarà forse un fatto misurato e documentato (o forse lo è?) ma è certamente opinione condivisa che la formula seriale sia insita nelle abitudini di fruizione (e di consumo) dell’uomo contemporaneo, basti vedere lo straordinario successo delle serie tv per averne un esempio tanto scontato quanto lampante.

A conclusione del ragionamento mi sono chiesto: che siano maturi i tempi per un ritorno di fiamma del romanzo di appendice? Se è vero che la storia è fatta di cicli e ricicli mi sembra che le abitudini dei lettori del 2011 possano essere molto più simili a quelle dei lettori del 1861, quando l’Italia si unificava 150 fa, a quelle dei lettori del 2001, quando le torri gemelle cadevano. Se il lettore ottocentesco aspettava con impazienza e leggeva con entusiasmo il nuovo capitolo dell’ultimo romanzo di Balzac, incastrato tra le notizie di cronaca e gli annunci mortuari del quotidiano che sfogliava dal barbiere o all’osteria insieme agli altri avventori, il lettore contemporaneo potrebbe saltare al nuovo capitolo del romanzo che sta leggendo seguendo il link sul suo feed di Twitter o attraverso il reader di Google, dedicare 10 minuti alla lettura sul display del suo smartphon o sul video del PC e poi discuterne con gli altri amici/lettori sui social network. E alla lettura potrebbe dedicare una pausa di lavoro o il tempo in coda al supermercato. Per i tanti che  loro malgrado non riescono ad essere lettori assidui, che soffrono per la mancanza di tempi e spazi della giornata da dedicare ai libri e che continauno ad accumularli su comodini e scaffali senza riuscire a leggerli perché passano la giornata di fronte a un monitor, per tutti quelli in astinenza forzata da letteratura, per loro potrebbe davvero funzionare.