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I magnifici Otto dell’astrattismo italiano al MACA di Acri

C’è chi festeggia l’Arte povera, chi, per ripicca, glorifica la Transavanguardia e chi, infine, esce dallo stantio schema autocelebrativo proponendo una mostra che è frutto di una ricerca vera e appassionata, nonché di un amore incondizionato per l’arte del Novecento. Mentre nel resto d’Italia si canonizzano i due movimenti creati da Germano Celant e Achille Bonito Oliva – canonizzazione proposta e perpetrata dagli stessi critici/padrini –, al MACA di Acri, in provincia di Cosenza, si rende il giusto omaggio a un gruppo bistrattato e misconosciuto che, nonostante la sua breve parabola, ha dato l’avvio all’arte informale italiana.

Emilio VEDOVA, Oltre, 1987, pittura su tela, cm 61 x 81Il Gruppo degli Otto è passato come una cometa burrascosa nel cielo della pittura italiana del secondo dopoguerra. È durato solo due anni – tra il ’52 e il ’54; appena un paio Biennali di Venezia vissute come gruppo, ma un’altra ventina come singoli, giusto per far capire con che caratura di artisti abbiamo a che fare –, ma è comunque riuscito a lanciare un messaggio forte e duraturo a un mondo dell’arte troppo legato a ideologie politiche che tendevano a confinare l’estro del singolo all’interno di comuni schemi realisti prestabiliti. Per dirsi comunisti bisognava dipingere come Guttuso, altrimenti si era trattati alla stregua di eretici e, proprio come in quegli stessi anni aveva fatto Elio Vittorini scontrandosi contro il diktat di Palmiro Togliatti, così fecero gli otto spiriti liberi che, guidati dal critico Lionello Venturi, decisero di dire basta alla stanca vicenda del Fronte Nuovo delle Arti, aprendosi alle ventate di novità che giungevano dagli Stati Uniti e dalla vicina Europa.

Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova capirono, in anticipo sui loro connazionali, che per un artista era fondamentale seguire il proprio animo e distenderlo sulla tela seguendo solo le proprie inclinazioni, senza istruzioni esogene. Certo, la mancanza di un vero e proprio Manifesto, accomunata ai forti caratteri che contraddistinguevano ciascuno degli Otto, fece in modo che l’esperienza tramontasse precocemente, ma guardando le quaranta opere – tra tele di grandi dimensioni e litografie – in mostra al MACA fino al 26 febbraio 2012, si capisce che quel tragitto fatto insieme, seppur breve, fu ricco di stimoli reciprochi, tanto che in Mattia Moreni capita, a volte, di cogliere l’impetuosità di Emilio Vedova e in Giulio Turcato le geometrie di Renato Birolli. La mostra non presenta solo opere create nei due anni di vita del gruppo – anche se non mancano alcune importanti testimonianze del periodo –, ma segue i suoi protagonisti nella loro personale vicenda, offrendo una panoramica esaustiva capace di restituire proprio quel marcato carattere di cui ho già accennato e che ha fatto sì che tra gli Otto non ci siano comparse, ma voci tonanti e intense da veri protagonisti dell’arte del secolo scorso.

AFRO Libio Basaldella,1963,  tecnica mista su carta di giornale, cm.43X63Ennio MORLOTTI, Composizione,1973, olio su tela, cm 100x80Mattia MORENI, Immagine Bestiale, 1960, olio su tela, cm 190x190Antonio CORPORA, Movimento,1975, olio su tela, cm 65x81

ASTRATTOCONCRETO. Il Gruppo degli Otto

Fino al 26 febbraio 2012

www.museovigliaturo.it