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Il teatro disopprimente

“Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi. Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi… perché vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, più lontano. Vivere è superare se stessi, mentre l’uomo non sa far altro che lasciarsi andare”. A suo tempo, un uomo straordinario (e perciò, in vita come in arte eccessivo), che rispondeva al nome di Antonin Artaud ideò e praticò il teatro della crudeltà, dove crudeltà non è violenza ma espressione di passioni e delle convulsioni psichiche e fisiche che la realtà provoca. Un teatro che è potente catarsi sia per lo spettatore che per l’attore: liberazione dello spirito dalle prostrazioni del mondo e dagli inganni dell’io. Il riferimento viene da sé nell’annunciare un festival teatrale anomalo, al di fuori di circuiti teatrali ufficiali,  lontano dai riflettori che il più delle volte riflettono il nulla. Il festival del teatro di-sopprimente. Lo organizza il centro diurno di riabilitazione psichiatrica di Cinisello Balsamo gestito dall’associazione culturale Mirmica. Ecco talvolta a che servono i “matti”: a farci da specchio, a darci notizia di chi siamo, scrostata la patina di superficie.  Il centro inizialmente promuoveva un laboratorio teatrale rivolto ai pazienti, uomini e donne contraddistinti da ciò che il gergo della finta benevolenza sociale chiama oggi con lessico asettico disabilità di carattere relazionale, sociale, lavorativo. Un passo alla volta, dopo sette anni di gestazione, il laboratorio composto da pazienti, attori professionisti, educatori con specifiche competenze teatrali, si è trasformato in una compagnia teatrale denominata Imov, movimenti teatrali.  Oggi è la stessa compagnia a promuovere il festival disopprimente che si svolge dal 25 e al 27 marzo a Cinisello Balsamo (presso il cineteatro Marconi, via della Libertà 108)  Se siete in zona, non mancate l’appuntamento. Perdereste un’occasione di trovarvi nel grande mare della disgregazione. Nell’oppressione di questa realtà, ci piace l’invito dritto al cuore a di-sopprimerci, riavvolgere il nastro, o, incapaci di riavvolgerlo, farlo girare in altro modo e con uno spiraglio di senso.  Ci piace partire da Cinisello Balsamo, che non è Arcore con tutto il rispetto per chi ci abita, ma in questo caso è un simbolo opposto, per dare voce a un’Italia altra, attiva di fatto e senza clamori, che non fa sceneggiate di potere e pochezza, ma teatralizza le nostre dinamiche, riabilita i malati riabilitandoci, offrendoci una via di riabilitazione, e non è un gioco di parole; l’Italia di un fare altro, che non è propaganda, è operosità militante, che mira a sviluppare inclusione sociale passando per  il cuore e la psiche degli individui. Le compagnie selezionate per il festival sono di diversa provenienza e origine, così come le associazioni culturali e di promozione sociale invitate all’evento.

Alla rassegna parteciperanno cinque compagnie teatrali: “Lab 121”, “PAT&PAT” e “Maledirezioni”, tutte provenienti da Milano, oltre a “iMOV movimenti teatrali” di Cinisello Balsamo, e infine, come ospite speciale da Marsiglia (Francia), la compagnia di giovani ragazzi tra i 15 e i 18 anni “Cie 2b2B”. Completano il programma la proiezione di video realizzati da associazioni del territorio, workshop e momenti di incontro animati dagli artisti e aperti alla comunità, per intensificare lo scambio artistico, culturale e dunque sociale. Non solo. Intento del festival è utilizzare l’esperienza artistica come strumento di trasformazione culturale; aprire gli spazi del servizio psichiatrico  per combattere ciò che i tecnici chiamano stigma, pregiudizio nei confronti dei malati mentali. Sono previsti anche laboratori aperti e gratuiti con gli artisti del festival.  Siamo parti di uno stesso mondo e il mondo degli altri, anche nell’apparente totale difformità di vita e storie personali, oltre il discrimine labilissimo salute-malattia mentale dietro il quale ci nascondiamo accampando pretese di normalità, è anche il nostro, ci riguarda. Tornando nei nostri luoghi, spazi, ambienti soliti con questa coscienza acquisita, risvegliata o nascente, potremo incidere in piccolo sulla formazione delle idee. Superare  noi stessi, contrastare l’abbandono a noi stessi, come indicava Artaud. La deriva è sempre in agguato, a ogni istante.

Ricco il cartellone. Apre il festival, la rappresentazione “Cercando Volume III, l’epilogo”, per la regia di Wauder Garrambone. Una piece che offre agli spettatori la possibilità di riflettere sulle fratture che tutti abbiamo e che spesso ci fanno essere malati inconsapevoli a vita. Quanto mai pertinente, indicativa del clima che si respira e delle perniciose corrispondenze tra dentro e fuori, è Maledirezioni,  Countdown (uno studio su “il bel paese”) per la Regia di Carlotta Origon. Come possiamo rimpossessarci della storia? “Countdown”  ripercorre la storia Italiana più recente e immediata: quella degli ultimi due anni.  Si tenta di fare la cronaca di una caduta, un conto alla rovescia verso quella che ancora non sappiamo cosa sia, se un’esplosione o un’implosione o semplicemente l’arresto del dispositivo. È un teatro sperimentale e innovativo, gratuito e necessario. “Da tutti prende qualcosa per portarlo da un’altra parte, con la sola missione di contaminare, di creare percorsi invisibili, rotta dopo rotta, che costruiscano reti di comunicazione in questa società disgregata. Perché il teatro sia incontro delle formiche e non il parco giochi dei soliti noti”, avverte il manifesto programmatico dell’associazione. (Tutti gli eventi del festival sono a ingresso gratuito)

E proprio sulle tracce di quest’Italia altra, di operosità artistica ed etica, capace di un’arte non autoreferenziale e narcisista, ma al servizio della comunità, ci piace segnalare un’altra importante esperienza. Anche nei dintorni di Roma c’è chi ha messo il suo talento al servizio di un uso terapeutico e sociale del teatro. A Nazzano Davide Marzattinocci, attore e regista di Metamorfosi Teatro, dal 2010 anche docente in Dramma Terapia presso la scuola di Arti Terapie del centro studi Antigone di Enna, con un curriculum formidabile nelle arti terapie (dramma terapia, musicoterapia, danza terapia), terrà questa domenica un laboratorio aperto (presso il teatro-sala polivalente del museo del fiume, piazza Belvedere, Nazzano). Si intitola “Teatro e disabilità”: il laboratorio vuole far incontrare due gruppi teatrali (Teatro Buffo – cooperativa Spes contro Spem e  Teatro del Lipirone – cooperativa Brutto anatroccolo) che coinvolgono persone con disabilità, i loro operatori e gli attori che ne fanno parte, ma è aperto anche agli altri. La valenza sociale dell’esperienza è confermata dal fatto che non è richiesta alcun tipo di abilità artistica.  I posti sono limitati per cui è necessario prenotare (al numero 340-1486357). Al termine dell’esperienza, si pranza tutti insieme.

Nel pomeriggio, invece, a partire dalle 17 e 30,  stesso luogo, il teatro Ygramul inscenerà le “Fiabe del nero, giro del mondo in riciclo”, mentre il  gruppo Metamorfosi Teatro rappresenterà Pantalone Innamorato, un canovaccio inedito di commedia dell’arte (l’ingresso è libero). A proposito del Teatro Buffo, spiega Davide Marzattinocci: “Il laboratorio teatrale Teatro Buffo nasce nel mese di maggio 2007, come risposta efficace alle esigenze di integrazione, socializzazione e divertimento al di fuori dello spazio domestico, emerse dall’esperienza di servizio alle persone disabili nelle case famiglia gestite dalla cooperativa. Nel progetto vengono coinvolte le case-famiglia Casablu e Casa Salvatore, gestite da Spes contra spem, e Sei come Sei, gestita dalla cooperativa Perla, una realtà nata nel 2007, come nuova iniziativa di cooperazione promossa da Spes contra Spem. Al laboratorio partecipano quindi sei persone, abitanti nelle case, tre operatori dai quali vengono accompagnati, con l’aggiunta di un operatore e due attori volontari. Il gruppo è diretto da me e coordinato da un responsabile. Tutte le persone partecipanti sono parte attiva e integrante del gruppo teatrale. Il teatro si propone come il mezzo attraverso il quale i partecipanti sperimentano la possibilità di sciogliere le proprie tensioni e superare le proprie inibizioni, divertendosi e vivendo le emozioni dell’esperienza teatrale; dalla creazione di una storia, alle prove fino alla rappresentazione per un pubblico”.

Ce ne vorrebbero di iniziative del genere nel fantastico mondo “normodotato” che spesso in dote porta l’incapacità di svelarsi con purezza e sincerità, la contraffazione e la maschera del cattivo buona per ogni stagione. È la maschera di cui parla Bertolt Brecht in una sua poesia: “Sulla mia parete è appesa una xilografia giapponese. La maschera di un demone cattivo, dipinta con la lacca d’oro. Pieno di compassione vedo le gonfiate vene frontali, segno di quanto è faticoso essere cattivo”. Eppure c’è chi, malgrado la fatica non rinuncia alla cattiveria, intesa anche come cinismo, e non sa vedere altro modo di stare al mondo. Allora, ancora non è chiaro chi sono i veri minorati psichici?

iMOV festival 2011
Cineteatro Marconi
viale Libertà 108 Cinisello Balsamo (Milano)
25 e 26 MARZO 2011

 

Teatro e Disabilità: un laboratorio aperto
Domenica 27 marzo 2011, ore 10-13
Teatro-Sala Polivalente del Museo del Fiume
Piazza Belvedere, Nazzano (Roma)