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L’inconfondibile ricerca del sapore perduto

ford hansel e gretelScopro un modo nuovo di comunicare in questa fiaba incantevole e drammatica di Aimee Bender: dimentico la comunicazione verbale, ridotta ai minimi termini tra le pagine di questo libro, assaporo quella non verbale fatta di gesti, di immobilità, di postura e assenza e mi concentro sul gusto. Giacché sono le papille gustative di Rose a custodire una capacità straordinaria: quella di comprendere i sentimenti e le sensazioni degli altri per mezzo di ciò che cucinano. Lo scopre a nove anni, assaggiando la torta al limone preparata dalla madre: l’assaggia e sente solitudine, frustrazione, irrequietezza, ansia.

Parola dopo parola, assaggio dopo assaggio, la lettura de L’inconfondibile tristezza della torta al limone (Minimumfax, 2011) si fa intensa e cresce un’emozione mista di stupore e coinvolgimento. Rose è la protagonista di una fiaba, possiede una capacità senza dubbio magica, sovrannaturale, ma al contempo assolutamente reale giacché nasce in un contesto in cui la realtà è sempre in primo piano grazie ai dettagli che la Bender utilizza nel narrare i lavori di falegnameria della madre di Rose, così come per descrivere, per mezzo di Rose, le catene di produzione dei cibi o le macchine per prepararli.

Non è solo Rose ad avere una qualità magica. Come in tutte le fiabe che si rispettino la magia contribuisce ad amplificare la dimensione fiabesca del romanzo assottigliando i riferimenti al mondo reale quando si tratta del geniale fratello di Rose, ad esempio, che ha la capacità di confondersi  (letteralmente) in un’immobilità innaturale e catatonica con l’ambiente in cui vive: scompare seminando sgomento e dolore. Ricorda in qualche modo il teatro barocco e le sue macchine “magiche” costruite ad arte per far scomparire gli attori, per farli ricomparire all’improvviso, inaspettatamente, magari cambiati, magari diversi. Solo che in quel contesto la magia ispirava sorrisi quando non grasse risate, qui il ragazzo non può sfuggire al suo “dono” e il risultato è drammatico, così come Rose, non può sfuggire al suo. E si ritorna alla fiaba, all’eroe che non può evitare di esserlo, che è vincolato a utilizzare le proprie capacità giacché sovrannaturali, indipendentemente dalla propria volontà. Però Rose può educare il suo “dono” e ci riesce in qualche modo dissimulando e poi con l’aiuto di George, l’unico amico del fratello, anch’esso geniale: George per mezzo di un taccuino e di applicazioni giornaliere dona a Rose la capacità di imbrigliare il suo “potere” riuscendo a farla concentrare su quello che in esso potrebbe esserci di reale e facendole prendere, per quanto possibile, le distanze dal lato magico/empatico. Rose si concentrerà sul rintracciare la provenienza dei cibi, il modo in cui sono stati coltivati, la filiera, come siano stati raccolti. Un metodo empirico contrapposto alla magia. Molto interessante anche per quello che il metodo implica a livello interpersonale e nei rapporti tra i personaggi.

L’inconfondibile tristezza della torta al limone è un romanzo intenso come non potrebbe essere diversamente considerata l’ambivalenza che arricchisce una narrazione già di per sé elegante.

Titolo: L’inconfondibile tristezza della torta al limone
Autore: Aimee Bender
Editore: Minimum fax
Dati: 2000, 332 pp., 16,00 €

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One thought on “L’inconfondibile ricerca del sapore perduto

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