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Come si fa a sognare inscatolando pesce?

“Mattina, è ora di alzarsi, e allora alzati, Arturo, va’ a cercarti un lavoro. Va’ là fuori a cercare ciò che non troverai mai. Sei un ladro, un killer di granchi, un donnaiolo da stanzino dei vestiti. Tu non lo troverai mai, un lavoro.”Arturo Bandini è uno dei personaggi più famosi della letteratura americana. È simpatico, triviale, intellettuale ma anche menefreghista e pungente; il mix di queste qualità (o difetti, è la stessa cosa) lo ha reso popolare tra i lettori di tutto il mondo. La strada per Los Angeles è la storia di un ragazzo povero con ambizioni frustrate da scrittore.

Basta questo a farti provare simpatia per lui. È una storia bislacca, fatta di sproloqui, a volte in forma di dialogo, più spesso di monologo, con i quali Arturo si inviluppa su se stesso, sognando un futuro glorioso e maledicendo un presente infelice. Vittima delle donne, in quanto orfano di padre e costretto a vivere solo con madre e sorella ma soprattutto perché schiavo del loro fascino, le ama e odia allo stesso tempo. Lo si capisce quando parla di chi lo ha generato e di tutte le ragazze ritagliate dai giornali un po’ osé, cui attribuisce un nome e una storia sognando incontri clandestini con loro. Ma la realtà è fatta per lui di lavori davvero precari, sottopagati e fisicamente distruttivi grazie ai quali mantiene la famiglia. I giorni trascorrono lenti sotto il sole di Los Angeles, mentre inscatola pesce e litiga con i colleghi immigrati come lui, italiano di origine. I messicani e i filippini prendono infatti in giro le sue manie di grandezza e lui promette a se stesso, sempre nel silenzio della sua immaginazione, di vendicarsi della loro ignoranza.

La debolezza di Arturo consiste soprattutto nel non ammettere debolezze, né in sé né nei suoi compagni di viaggio, che guarda caso condividono lo stesso destino. Sono infatti gli immigrati ad attirare il suo disprezzo ma anche gli esseri indifesi, come i granchi del porto o le mosche della fabbrica. È su di loro che vendica l’astio dei deboli che non riescono a emergere. John Fante scrisse La strada per Los Angeles nel 1933 ma il libro vide la pubblicazione solo nel 1985. Si tratta del suo primo romanzo ma Bandini farà parte anche dei successivi Aspetta primavera, Bandini, Chiedi alla polvere e Sogni di Bunker Hill. Inutile dire che si tratta di un personaggio non troppo sottilmente  autobiografico. Ma nonostante la fama di Bandini, io non sono riuscita a entrare completamente in empatia con lui, se non a tratti. Forse perché l’ennesimo personaggio borderline, forse perché spesso violento, forse perché osannato dalla critica o forse ancora perché ammetto di non aver letto tutta la saga.

La strada per Los Angeles mi ha strappato qualche sorriso ma anche sentimenti contraddittori. Simpatia e antipatia. Attrazione e repulsione per le vittime di un’adolescenza turbolenta. Non sarà perché, come Bandini, ho rabbia per chi ha le mie stesse debolezze? “Addio, codardi. Sputo su voi, disgustato. La vostra codardia ripugna al Fuhrer. Odiosa gli è la codardia quanto gli è odioso un morbo. Non vi perdonerà. Possano le maree mondare la terra dal crimine della vostra codardia, canaglie”.

 

 

 

Titolo: La strada per Los Angeles
Autore: John Fante
Editore: Einaudi
Dati: 2005, XXXI-218 pp., 12,00 €

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