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La cantina del rock

Un po’ di sconquassato garage punk, qualche ballata maledetta, suoni belli caldi che resuciterebbero un ibernato su qualche navicella spaziale al largo di costellazioni sconosciute ai più: questa è “La cantina del rock“, un posto dove l’istinto soppianta la preconfezione, dove Do-It-Yourself significa ancora produrrre la propria musica, stamparla, incartarla e farla circolare liberamente.
Dove leggere di dischi, personaggi e musica lontani anni luce dalla patina di alcune riviste che vanno per la maggiore. Un mondo in cui il vinile non è da nostalgici collezionisti, ma materia viva che ti pulsa nelle mani e nelle orecchie.
Solo questo?
No!
La  “cantina del rock” è un programma radiofonico andato in onda su Radio Facoltà di Frequenza per 103 puntate, e poi scagliata nell’iperspazio della rete per ancora altre decine di ore di rock’n’roll senza compromessi.
Da qualche mese è anche una piccola rubrica su Post.it, free press di informazione culturale che ogni mese viene stampato e distribuito a Roma in diecimila copie e con una passione smisurata.

Qui riporto qualche disco che mi ha fatto compagnia negli ultimi mesi, tirandomi fuori dal piovoso inverno romano…

Capputtini i’Lignu
S/T
www.myspace.com/capputtiniilignu
Jeet Kune Records
2010

Due chitarre, una cassa, un cembalino e poco altro. Quanto basta ai Capputtini i’Lignu per combinare una miscela punk blues che farebbe saltare in aria una banca.
Il disco è un viaggio su una vecchia caffettiera a vapore. Si procede a scossoni, su scomode panche di legno e in carrozze dal puzzo di sigaretta stantia. Ideale colonna sonora di un (rail)road movie in bianco e nero tra campi di cotone sconfinati e spazi metropolitani iperaffollati.
La strumentale intro lascia presagire ciò che sarà: una chitarrina lontana e un rapido regolamento di conti che subito deflagra nell’acida 3×3. I deragliamenti sono continui, e i ritmi si fanno incalzanti (She’s a crime), incandescenti (Bite in the neck blues e American Dream) e serrati (The robbery).
Ci sono canzoncine sbronze da aperta campagna (Fire Flies, U’r like an ocean to me), strane invocazioni notturne (Mr Death), ballate stralunate dal retrogusto malinconico, A betty full of rocks. Tornano vecchi fantasmi con Wang Dang Doodle scritta da Willie Dixon e suonata da mezzo mondo.
Con la faccia ormai sporca di catrame, Lord’s fists è l’ultimo episodio del viaggio. Pronti a girare il disco e ricominciare da capo.

Hangee V
Unpleasantly Yours
www.myspace.com/thehangeev
Four Monster Records
2009

Dalla Sardegna, terra baciata dal sole e dal rock’n’roll, a spargere semi malati di viscerale  garage punk. L’ultimo episodio della serie è Unpleasantly Yours e gli Hangee V mettono subito le cose in chiaro: Nightfall è un party in una nottata maledetta in cui era meglio rimanere tappati in casa. Ma ormai è tardi, Cages and traps innesca una violenta carambola e a ogni rullata della batteria ti ritrovi a girare senza possibilità di riprendere il controllo.
Non resta che abbandonarsi a canzoncine malate (Twice and once, C Jane) e a stupende cover che per suono e attitudine diventano song degli Hangee V: Gone, Gonna get in that girl’s mind (Reddlemen), ma soprattutto Burn witch burn (Circus) e la Poor Man targata High Tensions.
O meglio ancora buttarsi in pista a ballare, dopo aver schiantato una birra in un sorso (Those figures, Kidney).
Dopo il testa coda wild di Precious time, “What was it” è una macchina lanciata a velocità folle in una torrido mezzogiorno di agosto, sempre più veloce per tirarsi fuori dai guai (A day or never) fno al crescendo finale che puzza di resa dei conti (Waiting on the sea shore).
Disco da avere, meglio in vinile. Gruppo da seguire e da andare a vedere. Ovunque.

Jacuzzi Boys
No Seasons
www.myspace.com/jacuzziboys
Floridas Dying Records
2009

Gli Jacuzzi Boys, da Miami, ragazzini che hanno dato alle stampe ben cinque 7 pollici prima di arrivare al debutto sulla lunga distanza. Uscito negli ultimi mesi del 2009 per la Floridas Dying, No seasons è un disco che si beve tutto d’un fiato.
Basso, chitarra e batteria che trovano un interessante equilibrio tra i suoni di un passato ancestrale fatto di blues, giungla e psichedelia acida e allargata. Pura energia che non riesce a stare tra i solchi del disco. Una strada personale a ciò che oggi è rock’n’roll.

Charlie and the moonhearts
Thunderbeast
www.myspace.com/charlieandthemoonhearts
Bubca Records
2009

I Charlie and The Moonhearts sono in tre, in giro da qualche anno, ragazzini che hanno passato l’adolescenza scorrazzando in skate, ascoltando dischi e suonando in garage.
Hanno vent’anni, vengono dalla California e suonano un gran bel punk surf da festa, spontaneo e senza fronzoli.
Thunderbeast è uscito l’anno scorso per la Bubca Records, in 100 copie numerate. Cercate il disco o altrimenti scaricatelo qui, insieme a tanto altro materiale dell’etichetta.

Strange Boys
The Strange Boys and Girls Club
www.myspace.com/thestrangeboys
In the Red
2009

Da Austin, Texas, con un gran bel disco e un sound da viaggio mentale. Non hanno neanche vent’anni gli Strange Boys, ma gli States li hanno percorsi in lungo e in largo già molte volte.
Dopo singoli ed Ep, arriva il debutto sulla lunga distanza: sedici canzoni che una volta entrate in testa non ne vogliono sapere di uscire.
Tutto quello che viene chiamato sommariamente rock’n’roll in tutte le sue sfaccettature, ma in realtà molto di più di una definizione. Prossimo disco in uscita per Rough Trade.

Ty Segall
Lemons
www.myspace.com/tysegall
Goner records
2009

Negli ultimi anni l’ex ragazzino Ty ha sconquassato la Bay Area con i Traditional Fools.
Nel frattempo suonava da solo, registrando Horn the Unicorn in cassetta per Wizard Mountain e poi un album omonimo nel 2008 per Castle Face. Ora è la volta di Lemons: Ty, che si fa accompagnare da amici  in concerto, concepisce i pezzi da one man band, dimostrando fervida creatività nella scrittura e nella registrazione.

Charlie and the moonhearts

Thunderbeast

www.myspace.com/charlieandthemoonhearts

Bubca Records

2009

I Charlie and The Moonhearts sono in tre, in giro da qualche anno, ragazzini che hanno passato l’adolescenza scorrazzando in skate, ascoltando dischi e suonando in garage.

Hanno vent’anni, vengono dalla California e suonano un gran bel punk surf da festa, spontaneo e senza fronzoli.

Thunderbeast è uscito l’anno scorso per la Bubca Records, in 100 copie numerate. Cercate il disco o altrimenti andate su www.e-x-p.it/bubcarecords/ e scaricatelo, insieme a tanto altro materiale dell’etichetta.