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La creatività oltre l’ostacolo

Torino è sempre stata una città nostalgica, con lo sguardo e il pensiero rivolti al passato. Come darle torto? Quando si vanta un curriculum di indiscusso valore, nel quale spiccano titoli quali Capitale del Regno d’Italia, capitale dell’industria automobilistica, città olimpica e così via, viene naturale un po’ di malinconia e compiacimento verso i bei tempi andati.

Le cose, però, grazie al cielo, sono cambiate e continuano a farlo. Le nuove generazioni di torinesi sono caratterizzate dalla capacità di guardare in avanti e, soprattutto, di spingere i propri sensi oltre i confini nazionali, respirando le nuove tendenze che vengono dalle grandi città europee – Berlino, Amsterdam, Copenhagen. Sorprendentemente, alla crisi conseguente al crollo della Fiat della metà degli anni Novanta e all’immediato ingrigimento della vita cittadina, la città ha saputo rispondere con creatività e sperimentazione – risposte che hanno vissuto un’incredibile accelerazione grazie alle Olimpiadi invernali del 2006 –, soprattutto nel campo artistico e in quello dell’industria dell’intrattenimento, nonostante anche in questi ambiti non manchi un dolce passato sul quale rilassare e intorpidire la mente.

La crisi economica persiste, si è anzi ulteriormente aggravata e la mostra KM011. Arti a Torino 1995-2011, inaugurata l’11 febbraio scorso presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, con il suo budget di appena 60.000 euro ne è una lampante testimonianza, ma è anche e soprattutto un sintomo dell’intraprendenza della Torino contemporanea. Luca Beatrice – forse il curatore più dibattuto del momento, o lo si ama o lo si odia – è riuscito a mettere in piedi una mostra low cost che, pur con i suoi numerosi difetti, non manca certo di interesse, soprattutto per al fatto di essere sviluppata in sezioni tematiche che rendono conto dell’evoluzione cittadina in diversi campi artistici: le arti visive, l’architettura, la letteratura e il cinema.

Se quest’ultimo segmento è davvero poco riuscito, con l’unico intervento del regista Marco Ponti che ha giustapposto delle scene d’amore tratte dai film “torinesi” degli ultimi anni, la sezione dedicata all’architettura restituisce, invece, un ottimo resoconto dei lavori più innovativi realizzati dai nuovi architetti torinesi all’interno dei confini cittadini e oltre quelli nazionali.

Per quanto riguarda le arti visive, bisogna ammettere che lo scarno allestimento – reso però suggestivo dalla convivenza delle opere con lo sfondo di scheletri e animali imbalsamati e tassidermizzati – vive di luci e di ombre. Torino è riconosciuta come la città italiana più all’avanguardia nel campo della video-arte e in quello della street art, eppure di entrambe le categorie non sono presentati che un paio di esemplari, che risultano comunque tra i più riusciti della mostra: il video in 3D di Coniglioviola, sulle note di Le vent nous portera dei Noir Desir, di cui riprende anche il titolo, è spensieratamente surreale e naif, mentre il poster colorato a mano di BR1 – di cui al momento è visibile un esemplare nel sua habitat naturale, per le strade della città, più precisamente in Via Guastalla –, che ritrae una donna araba dalle tinte e i lineamenti pop, ha tutta la freschezza e la semplicità che caratterizzano la street art.

Interessanti le sculture in cemento armato C’è troppa luce di Valerio Berruti, che ritraggono due pallidi e anonimi bambini rivolti verso un fascio di luce meridiana che li avvolge e in cui i due sembrano rinfrancarsi, e Vanitas, Suicide di Nicola Bolle – un cappio appeso al soffitto e una sedia rovesciata a terra, entrambi ricoperti di cristalli di swarowski su tutta la loro superficie. Il tema della vanitas ritorna nel dipinto Teschio di scheletro con lingua di Menelik di Alessandro Gioiello che, assieme alle due tele di Daniele Galliano – notevole soprattutto Costellazione, in cui una folla di persone su sfondo nero vista dall’alto restituisce un disegno informale che ricorda vagamente il dripping di Pollock – rende un amaro omaggio alla movida torinese.

La sensazione, nel complesso, è che le idee ci siano, poche ma estremamente valide; purtroppo, a renderle confuse ci pensa un allestimento eccessivamente votato alla necessità di coprire con uno o due esemplari l’intera collezione di categorie e sottocategorie che compongono l’universo dell’arte contemporanea e non tutte, purtroppo, hanno partorito opere degne di nota; a renderle monotone, invece, ci pensa la malaugurata idea di accompagnare l’allestimento con un brano degli immancabili Subsonica ripetuto allo sfinimento.

KM011. Arti a Torino 1995-2011

Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino

Fino al 3 aprile 2011