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La deriva del sogno americano

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Arriverai in America, certo, e magari, proprio come me, otterrai ciò che vuoi. Qualsiasi cosa. Ma, se ancora non l’hai fatto, dovrai cedere qualcosa in cambio. E quando otterrai ciò che vuoi, si rivelerà non esserlo affatto, perché varrà sempre meno di quanto hai ottenuto per averlo. Nulla è gratis nella terrà della libertà

Per molti scrittori americani è un’esigenza impellente, irrinunciabile, raccontare il proprio paese e il suo disfacimento, lo fanno calandosi nel loro tempo, lo fanno attraverso i romanzi, i giornali, le interviste. Russell Banks appartiene a questa schiera di sentinelle pronte a lanciare un grido di allarme al primo pericolo, a quel gruppo di autori che vanno dritti al punto, che non hanno bisogno di essere interpretati, che impiegano poche righe per rendere partecipi della storia: Questa è una storia americana di fine XX secolo. E come un chirurgo, necessariamente scrupoloso, disseziona l’America degli anni Ottanta (il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1985), nel tentativo di estirpare dalle coscienze l’idea subdola e fuorviante del sogno americano, l’illusione che per tutti, indistintamente, ci possa essere un posto in cui il riscatto sociale è dietro l’angolo, che l’America sia terra di libertà pronta ad accogliere a braccia aperte il perdente di turno. Banks non si nasconde, lo dice espressamente: sabotaggio e sovversione, dunque, sono gli obiettivi di questo libro; una critica aperta al sistema americano, un atto di accusa al suo edonismo imperante, un romanzo di denuncia che vuole smascherare la facciata di perbenismo su cui poggia l’intera struttura sociale e politica del paese, allora come oggi. Banks fa tutto questo, lucidamente, senza mai abbassare la guardia per 482 pagine, attraverso due storie di inganni, degrado morale e fisico, di desiderio di rivalsa, che avanzano all’apparenza indipendenti, come se due fossero i romanzi, e destinate incrociarsi in un finale di mancata redenzione. Da un lato Bob Dubois, New Hampshire, dall’altro Vanise Dorsinville, Haiti: due continenti alla deriva.

Nel New Hampshire, l’ambiente, il clima, il lavoro, hanno modellato gli uomini e le loro vite, uomini senza sogni o ambizioni, induriti fino al limite e destinati a sopravvivere; qui vive Bob Dubois,  perfettamente integrato, e per questo paradossalmente solo e isolato, uno fra tanti, non visto (Sono qui! vorrebbe urlare), trent’anni di vita apparentemente serena che l’hanno ridotto in catene, in una prigionia diventata insopportabile, un uomo che “Ama la moglie e le figlie. Ha un’amante. Odia la sua vita”. Così, sotto i colpi della brama di rivincita, della scalata verso il successo e di una vita migliore, decide di svoltare l’angolo, di lasciarsi alle spalle la normalità della felicità per dare corpo al sogno americano, nella terra del sole e della libertà, la Florida. Una storia comune, come tante; e come tante, un viaggio senza ritorno.

Russel Banks

Anche quella di Vanise è una storia di un viaggio, questa volta per sfuggire alla povertà di un paese in cui le nefandezze, i soprusi, la superstizione, hanno reso impossibile lo sbocco verso una vita degna di essere vissuta. Il racconto di una fuga, di barconi, di sfruttamento e della falsa promessa di una nuova terra; da Haiti alla Florida, una tratta degli schiavi, lungo un percorso dove la violenza, giustificata solo dalla bassezza umana, genera altra violenza, psichica e fisica.

Vicende di migrazioni, quelle di Bob e Vanise, ognuna a loro modo, discese agli inferi. Storie di gente in movimento:

È come se le creature che in questi anni vivono sul pianeta, gli esseri umani […] fossero un sottosistema, all’interno di uno più grande di correnti e di maree, di venti e condizioni climatiche, di continenti alla deriva e masse di terra in movimento che si sollevano, si scontrano, si spaccano.

Così Bob. Così Vanise.

Banks racconta di abbandoni, tradimenti, di illegalità come strumento per sfuggire alla violenza, da un lato quella della migrazione e della clandestinità, dall’altro quella di una società dominata dalle banche e dal denaro. L’affresco di un paese in declino; potrebbe essere l’America, potrebbe un qualunque altro paese occidentale: una crisi globale, al di fuori del tempo e dello spazio. Un paese fondato sulla incomunicabilità, tra fratelli, mariti e mogli, e su un sistema di relazioni che non lascia spazio al prossimo, in cui si tende la mano per ottenere qualcosa in cambio, in cui per sopravvivere occorre scendere a compromessi perdendo pezzi di se stessi, del proprio orgoglio, della propria famiglia, dei propri affetti. Un paese in cui qualsiasi tipo di riscatto ha il colore delle banconote.

Russel Banks - La deriva dei continenti (copertina)Titolo: La deriva dei continenti
Autore: Russell Banks
Editore: Einaudi (Stile libero big)
Dati: 2013, 458 pp., € 19,50

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