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Ma chi abita al sesto piano?

In molti palazzi antichi a Parigi l’ultimo piano è una specie di mezzanino organizzato in minuscole stanzette, con un unico bagno in fondo al corridoio; è lì che abitavano le domestiche – prima francesi venute dalla campagna, poi spagnole, portoghesi e così via – a servizio presso le famiglie benestanti. Questo è il “sesto piano” del titolo, colonizzato negli anni Sessanta da una comunità di domestiche spagnole in cui convivono fianco a fianco la cattolica devota e la sindacalista repubblicana, la signora di una certa età che vuole costruire “al paese” la casa dei suoi sogni e la bella ragazza che spera in un matrimonio che la salvi dal bisogno di lavorare.

La giovane Maria, bella e generosa, fa il suo ingresso come domestica nel tranquillo tran tran della famiglia Joubert. Suzanne e Jean-Baptiste Joubert sono una coppia assolutamente perfetta secondo il canone borghese: lui provvede al benessere economico di tutta la famiglia, lei si dedica a spendere i soldi e mostrare il loro status con la massima eleganza e buon gusto, i due figli maschi studiano in collegio, la cameriera controlla che l’uovo sodo cuocia per esattamente due minuti: non un secondo di più, non uno di meno.

Ma il confronto accidentale col mondo “del sesto piano” incrina questa perfezione pacata, controllata e priva di passione; Jean-Baptiste scopre all’improvviso l’esistenza di un intero universo di colori, sapori e emozioni a lui sconosciuti e intravede un’altra vita possibile: meno imbrigliata nella routine, più aperta all’improvvisazione. Fino a che non decide, a 45 anni suonati, di lasciare tutto per inseguire il vero amore.

La trama non è particolarmente originale e la sceneggiatura si puntella su un gran numero di luoghi comuni, per quanto simpatici, come spesso succede nei film in cui l’immigrazione non è tanto il tema quanto un pretesto narrativo. Così che la tardiva scoperta della vita e dell’amore da parte del facoltoso commercialista francese a volte sembra dipendere più da chorizo, vino di Malaga, flamenco e paella che dai begli occhi della domestica. Ma la diligenza con cui Jean-Baptiste si interessa alla cultura spagnola per avere accesso a questo mondo femminile e segreto è tenera, sincera e decisamente spassosa.

Il film si regge soprattutto sull’ottima interpretazione di Fabrice Luchini, che regala al personaggio di Jean-Baptiste una verve frizzante e leggermente tragicomica; molto brava anche Sandrine Kiberlain (Suzanne) nel ritratto impietoso del “mestiere di signora” ma meno convincenti i personaggi delle domestiche spagnole, un po’ troppo caricaturali. Gradevole e divertente, questa storia franco-spagnola d’amore e scoperta ha anche il pregio di rammentare, en passant, che di migrazione abbiamo sempre vissuto in Europa, né avremmo potuto fare altrimenti: a quell’epoca tutti lo sapevano, molti decenni prima della “generazione Erasmus”.

Le donne del sesto piano (Les femmes du sisième étage), FR 2011
di Philippe Le Guay;
con Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalie Verbeke, Carmen Maura
106 minuti

nelle sale dal 10 Giugno 2011

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