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Cosa succede in città? Lo stato dell’arte (e della musica) di Torino

Da metà del marzo scorso, la città di Torino è diventata il centro nevralgico di una serie di manifestazioni e festeggiamenti legati al centocinquantenario dell’Unità d’Italia e, finalmente giunta l’estate, la dose di eventi tricolore si è ulteriormente accresciuta. Purtroppo, come spesso accade, la quantità e qualità non vanno di pari passo, ingenerando il sospetto che alcune di queste occasioni di celebrazione abbiano giocato più sull’opportunismo che su di un’offerta di reale valore culturale e artistico, finendo anche per snaturare delle formule consolidate e di successo.

Domenico Borrelli - La colonna (2011)Andiamo per ordine. Martedì scorso, dopo un paio di settimane di ritardo e di polemiche dovute all’insoddisfazione di Vittorio Sgarbi, è stata finalmente inaugurata la sezione piemontese del Padiglione italiano della 54a Biennale di Venezia, curato dallo stesso Sgarbi. Il critico ha avuto l’intrigante idea di estendere la già nutrita rappresentanza artistica italiana – si parla di duecento artisti solo all’Arsenale di Venezia – oltre i confini della laguna, con tante mostre satellite quante sono le regioni italiane e le nazioni estere che ospitano le più nutrite comunità di nostri compatrioti. L’idea, come detto, è ottima e immagino che in qualche regione essa sia stata realizzata a dovere, regalando al pubblico una testimonianza effettivamente rappresentativa del suo stato dell’arte. Purtroppo, a Torino non è andata così. Sgarbi si era detto deluso del fatto che la mostra piemontese comprendesse poco più di venti artisti e che alcuni nomi importanti mancassero del tutto. Bene, la soluzione attuale – visitabile fino al 31 luglio al Museo Regionale di Scienze Naturali – è composta delle stesse venti opere, disposte in un allestimento povero e male illuminato, per la maggior parte anonime, eccezion fatta per la suggestiva Colonna di Domenico Borrelli, le due stampe fotografiche su film trasparente di Alessandro Pianca e Duda di Carlo Gloria, evanescente ed aereo ritratto femminile che scompare poeticamente in uno sfondo bianco. Una rappresentanza misera che, grazie al cielo, si viene a sapere, sempre da Sgarbi, dovrebbe essere solo un guasto antipasto di ciò che verrà a settembre: due nuove sedi per il Padiglione piemontese e addirittura un Padiglione Italia bis all’interno dell’edificio di Torino Esposizioni. C’è di che nutrire delle speranze, quindi, ma viene anche da chiedersi se, con tutta questa carne al fuoco, avesse senso mandare comunque avanti questa deludente collettiva che dell’arte piemontese non restituisce certo la migliore delle immagini.

E perché sconvolgere l’essenza rock e alternativa del festival torinese Traffic per trasformare anch’esso in una celebrazione dell’Unità d’Italia? Già l’edizione dell’anno scorso aveva visto un lieve calo dell’offerta musicale a causa della scarsità di fondi, ma l’organizzazione era comunque riuscita a portare a Torino Paul Weller e gli Specials. Il cambio di sede, dal Parco della Pellerina alla Reggia di Venaria, non aveva certo aiutato, quindi, si è ben pensato di cambiarla nuovamente, portando il palco nella centralissima Piazza San Carlo, un salotto alto borghese per un festival che, negli anni passati, ha visto sfilare Iggy Pop e gli Stoogies, Patty Smith, la versione moribonda dei Sex Pistols, Lou Reed, Antony and the Johnsons e Nick Cave, solo per citare alcuni nomi che di borghese hanno ben poco. Ieri sera è toccato di aprire le danze all’onnipresente Francesco De Gregori, che sarà seguito da Edoardo Bennato, la PFM, i Verdena, gli Area, Cristina Donà e via dicendo. Non si discute il valore artistico dei cantanti e dei gruppi, ma la mancata coerenza con le edizioni passate. C’è da sperare che la palese ruffianata malamente nascosta dietro la bandiera tricolore riesca quantomeno a portare dei soldi nelle casse dell’organizzazione e che, il prossimo anno, finiti i festeggiamenti, si torni ai fasti rockeggianti dei bei tempi andati.

Eppur qualcosa di buono si muove nel panorama artistico torinese e, guarda caso, non ha nulla a che spartire con i triti festeggiamenti. Ancora una volta, la città dimostra di essere la vera capitale della Street art italiana e lo fa attraverso il recupero temporaneo di un edificio dismesso e in attesa di demolizione situato in Via Foggia, 28. Una sorta di esaltazione dei labirintici spazi abbandonati dell’ex fabbrica Aspira; una sublimazione “permanente fino al giorno della sua distruzione”, fatta di mescolanze cromatiche intense, richiami alla cultura pop tramite l’utilizzo ripetuto di celeberrime icone dei videogiochi, pareti solcate da hamburger cannibali e mostri fantascientifici che danno vita ad un immaginario esaltante, un luogo unico che presto non esisterà più, portandosi via, nel suo crollo, anche le tante opere che gli hanno dato una nuova ed esaltante vita. Certo, non è tutto oro quel che compone Sub Urb Art, ideato dall’associazione Urbe, ma, tra qualche scarabocchio urbano e alcune silhouette solo abbozzate, esplodono delle opere tanto violente quanto affascinanti disegnate da grandi firme della Street art torinese e italiana. Murales astratti, stencil iperrealistici, facciate surreali. Mentre gli altisonanti spazi del Museo Regionale di Scienze Naturali offrono un pessimo e minuscolo esempio di arte stanca, le mura di Via Foggia colpiscono l’occhio e l’immaginazione e riescono nell’impresa di riappacificare lo spettatore con l’arte torinese.

E la musica? Purtroppo, per chi scrive, un’alternativa torinese, nella settimana del Traffic, non esiste e allora non resta che fare il pieno di benzina e partire alla volta di Milano per ritrovare il vecchio Lou Reed, o a Lucca per gli Arcade Fire.

4 thoughts on “Cosa succede in città? Lo stato dell’arte (e della musica) di Torino

  • luglio 12, 2011 at 11:17 am
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    ottimo articolo! ma per la musica c’è colonia sonora questa domenica hanno portato i meshugga! un gruppo unico nel loro genere, dei veri maestri del suono e della musica! favolosi! anche spaziale porterà dei nomi interessanti…. basta non accontentarci dei soliti palchi e delle solite location e muoversi di più in periferia! è questo il vero segreto ultimamente in Torino! spostarsi da un centro ormai sterile di eventi innovativi! ciao

  • luglio 12, 2011 at 12:54 pm
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    Effettivamente i Meshuggah li ho ingiustamente dimenticati e proprio non se lo meritavano. Spaziale, invece, se non erro, comincia stasera, no? Ad ogni modo, temo che anche in questo caso la qualità dell’offerta sia un po’ scesa, sempre a causa della mancanza di fondi. Temo che l’edizione del 2008, con i Raconterus, i dEUS, i Mars Volta, ecc ecc, resterà irraggiungibile.
    Anyway, grazie per il commento. 🙂

  • luglio 12, 2011 at 3:32 pm
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    ci terrei a segnalare il cartellone di:
    sPAZIALE FESTIVAL / eMeRsIoNe 2011
    http://www.spazio211.com

  • Pingback: Sub Urb Art. Rivitalizzazione urbana a Torino. Reportage fotografico. | AtlantideZine.it - Rivista di Libri, Cinema, Spettacoli, Musica, Arti Visive

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