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La regina infelice e altre storie (in musica) dai Balcani

La Bosnia degli anni Novanta come metafora dolorosa di tutte le guerre di religione, che tanta parte occupano nella storia d’Europa, delle convivenze nutrite di odio malcelato, dei piccoli paesi che hanno bisogno di grandi generali; dei grandi generali che si prendono – invariabilmente – per Dio.

Passato prossimo e remoto si intrecciano nel monologo della protagonista: figlia di un generale, giovane vedova di un matrimonio misto, orfana di una madre impazzita che leggeva segretamente le memorie di Margherita di Valois. Il matrimonio della cattolica Margherita con il principe protestante Enrico di Navarra, concepito per sugellare la fine delle guerre di religione in Francia, offrì invece il pretesto per la strage della notte di San Bartolomeo; seguirono ancora quasi trent’anni di cruenta guerra civile, fomentata dagli interessi e dalle ingerenze delle potenze dell’epoca. Fazioni, religioni e rappresaglie si susseguono in un crescendo di follia e morte: assediano, invadono e annichiliscono la vita, l’amore, la speranza delle donne di questa storia: Margherita di Francia, la moglie del generale che legge le sue memorie, la figlia senza nome di una Bosnia perennemente perduta a se stessa.

Il recitato si apre con un brano di una lettera in cui Ivo Andric descrive la bellezza impossibile di Sarajevo, una città in cui cattolici, ortodossi, musulmani – e all’epoca anche ebrei – vivono da sempre gli uni accanto agli altri in ostinata separazione. Nul salus est nisi in fuga, spiega Andric prima di lasciare la Bosnia; nul salus est nisi in fuga, conclude la protagonista mentre chiude la valigia e scende dal palco. Quanti altri bosniaci e abitanti della ex Jugoslavia devono aver pensato, durante la guerra, che non ci fosse altra via di salvezza se non la fuga? E quanti lo pensano ancora oggi, vivendo sotto tutela internazionale nel rompicapo amministrativo della Bosnia pacificata, anche senza i cecchini dell’altra fazione – qualunque essa fosse – appostati sui tetti?

Margherita, memorie di una regina infelice è uno spettacolo complesso, giocato sull’equilibrio fra il racconto impietoso della guerra quando diventa vita quotidiana, l’alienazione di chi non trova pace nelle certezze facili dello “scontro di civiltà” e il dilemma insolubile di chi parte come se tradisse e si ritrova per questo esule, senza più alcuna appartenenza.

L’accompagnamento musicale dell’Orchestra – banda zigana di fiati e grancassa, quartetto d’archi, voci femminili della tradizione polifonica bulgara, corale maschile ortodossa e la chitarra elettrica dello stesso Bregovic– è festoso e travolgente, aulico e marziale, compassionevole e struggente. Matrimoni e funerali, naturalmente, o amore e morte: la quintessenza di un’intera regione che, a distanza di più di un decennio, vive ancora impigliata in tutti i suoi fantasmi (la leggenda vuole – meno l’etimologia – che la parola “balcani” significhi “miele e sangue”). Ma con il rimando alle memorie della regina infelice, Bregovic avverte: attenzione, Europa; la guerra non è solo una storia balcanica.

Per chi è disposto ad ascoltare.

Margherita, memorie di una regina infelice
(recitando accompagnato)
Goran Bregovic
e l’Orchestra dei Matrimoni e dei Funerali
con la partecipazione di Alyzée Soudet

Balkan Trafik, 5a edizione
Palais des Beaux Arts, Bruxelles, dal 14 al 17 aprile 2011
una co-produzione Bozar Music e 1001 Valises