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Vita segreta di una teenager iraniana

Mercoledì ho fatto qualcosa di piuttosto insolito, almeno per me: sono andata a vedere un film di cui non sapevo quasi nulla.
“Bisogna sostenere Panahi” – mi avevano detto – “condannato a sei anni di carcere dal regime di Teheran e a non scrivere o girare altri film per i prossimi venti anni.“ Brutta storia, ho pensato, e così ho accettato di vedere Offside, ultimo film dello sfortunato regista; premiato a Berlino ma mai distribuito in Italia prima dei guai con la giustizia di Panahi stesso.
Per solidarietà ero pronta anche a sorbirmi un tradizionale film di denuncia con annesso finale tragico; uno di quei film che hanno un incalcolabile valore politico e sociale ma che, narrativamente parlando, rischiano di essere deprimentemente manichei.
Offside invece è qualcosa di completamente diverso.
Dopo i primi minuti mi sorprendo a notare, di nuovo, come il cinema iraniano si possa rivelare il più dignitoso erede del neorealismo italiano.

Quella di Offside, infatti, è una storia semplice (ma non per questo povera), senza fronzoli: i personaggi sono pochi, gli spazi circoscritti e il tempo della narrazione coincide con quello della partita di calcio di qualificazione per i mondiali del 2006 Iran-Bahrein.
Pur di vedere un incontro che entusiasma e infiamma tutta la nazione, alcune ragazzine sono pronte a travestirsi da uomini per intrufolarsi di nascosto allo stadio. Alle donne, infatti, non è permesso assistere agli eventi sportivi. Sarebbero esposte agli sguardi di troppi uomini estranei e poi ascolterebbero le sconcezze e le bestemmie che gli spettatori si lasciano sempre scappare nella foga del tifo.

Alcune di loro, però, vengono riconosciute, fermate, e «detenute» in una prigione improvvisata appena fuori dagli spalti dello stadio.
Panhai racconta di essersi ispirato ad un episodio realmente accaduto che coinvolgeva sua figlia, anche lei pronta a tutto pur di assistere dal vivo agli allenamenti della nazionale. Forse per questo motivo le protagoniste di Panhai sono così vitali, autentiche.
I militari, nonostante le loro uniformi, le armi e la superiorità fisica, sembrano quasi schiacciati dalle personalità dirompenti di queste energiche e testarde teen ager iraniane e il confronto è, per molti aspetti, poco lusinghiero: a un gruppetto di ragazze coraggiosamente strafottenti fa da contraltare un gruppetto di uomini imbarazzati che hanno sempre paura di essere rimproverati, di sbagliare, di deviare dal percorso.

Fin qui potremmo sorridere di questo espediente comico di Panahi che, con grazia, ribalta gli stereotipi di genere. E infatti sorridiamo.
Sebbene Offside non sia propriamente una commedia, vi si avvicina spesso e piacevolmente. Ma il regista iraniano, a mio parere, compie un percorso più interessante, cercando di mostrare quanto siano limitative e limitanti le categorie in cui rinchiudiamo le persone. Facile dire “le donne sono tutte così” o “i militari sono tutti così”, meno facile è avere a che fare con delle singole individualità e scoprire che sono infinitamente più complesse (e interessanti) di quanto ci abbiano insegnato a credere.

Non so se aver visto Offside abbia, in qualche modo, aiutato Panahi. Quello che posso dire è che, al di là della sua situazione, sarei stata contenta di averlo visto in ogni caso, perché, senza essere qualcosa di indimenticabile e nemmeno di particolarmente notevole, è un film intellettualmente onesto e sufficientemente ben fatto. Il regista tende a scomparire, con discrezione, dietro la macchina da presa e questo, insieme alla recitazione naturalissima del cast, regala la sensazione quasi magica di osservare davvero un pezzo di vita reale. Senza artificiosità, senza forzature, e, soprattutto, senza ideologismi.
La partita, curiosamente, rimane fuoricampo per tutto il film. Persino la “telecronaca in diretta” di una delle guardie che osserva il gioco da uno spiraglio non è attendibile perché non rispecchia la formazione reale della nazionale in campo ma quella che la guardia stessa avrebbe preferito. Le ragazze, in fin dei conti, la partita non la vedranno affatto. Verrebbe quasi da chiedersi perché non siano rimaste a casa, davanti a un televisore che la trasmettesse in diretta. Probabilmente ognuna di loro ha una motivazione diversa ma tutte sono lì a sfidare col sorriso sulle labbra un regime repressivo. Solo chi ha ancora la forza di sognare, di appassionarsi, di entusiasmarsi, sembra dirci Panhai, ha ancora la forza di ribellarsi e i sogni, per fortuna, non si possono censurare.

 

Offside, Iran 2006
di Jafar Panahi
con Sima Mobarak Shahi, Safar Samandar, Shayesteh Irani, Ida Sadeghi, Golnaz Farmani
93 minuti

nelle sale dall’8 Aprile 2011