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Jesus died for somebody’s sins but not mine

Questo non è un libro,  è un documentario sul punk-rock (ma anche glam e indie) totalmente immersivo. E non solo di musica e musicisti si può parlare, perché Legs McNeil e Gillian McCain ci portano a conoscere i geni maledetti della scena alternativa degli anni ’70. Un mondo fatto di inquietudine, urgenza espressiva, sofferenza, insofferenza. Un mondo possibile grazie a mecenati capricciosi, manager senza il senso degli affari, talent scout improbabili, personaggi privi di spirito di sopravvivenza, musicisti senza doti musicali.

La fine degli anni ’60 è il momento magico della Factory di Andy Warhol, incubatore di talenti, che dà la luce, fra gli altri, a Lou Reed e Nico. Iggy Pop è ancora Jim Osterberg e indossa pantaloni color cachi e golfini di cachemire. Ron e Scotty Asheton sono due delinquentelli di provincia. Patty Smith trascorre il tempo a zonzo per New York  a pedinare i suoi idoli e Robert Mapplethorpe va ancora a letto con le donne. Chi avrebbe immaginato che da lì a poco sarebbe esploso in maniera così deflagrante il fenomeno del punk?

Il libro è una fedele riproduzione delle interviste rilasciate dai personaggi, che – senza alcuna pretesa etica né estetica – raccontano di zuffe, festini illegali, litigi tra donne gelose, marchette, manicomi, elettroshock, morti per overdose… il tutto nella maniera più diretta e asettica del mondo. Un candore che tramortisce.

La droga, il sesso e l’incoscienza sono i veri protagonisti. Uno spaccato di microcosmo folle e anarchico che non ha eroi, ma solo vittime.

Come i personaggi di un fumetto splatter,  gli Stooges si vanno a schiantare contro il Washington Street Bridge, perché Scott Asheton non si era accorto che il camion che guidava era “così” alto. Danny Fields nasconde le chiavi della macchina a uno strafatto Jim Morrison che se la prende con Nico, tirandola per i capelli. Jayne County, durante la sua esibizione, colpisce con l’asta del microfono Dick Manitoba, colpevole di averlo insultato.

È l’epopea punk che si snoda attraverso eventi grotteschi che virano inesorabilmente verso la tragedia.

L’elenco dei personaggi, alla fine, è un’accurata mini enciclopedia del punk, che riporta, in ordine alfabetico e con lo stesso stile monocorde del resto del libro, nomi reali e nomi d’arte, attività, anno di morte (in caso di decesso). E in effetti, più che un semplice elenco sembra di leggere un lunghissimo necrologio. Epilogo crudele e violento di una vita di eccessi, vissuta sopra le righe e senza cui, probabilmente, non avremmo avuto molti dei capolavori della musica.

Titolo: Please kill me – Il punk nelle parole dei suoi protagonisti
Autori: McNeil Legs e McCain Gillian

Editore: Baldini Castoldi Dalai (collana Le boe)
Dati: 2006, p. 631, illustrato

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