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Che cos’è la Poesia?

Che cosa è la Poesia?

Questa domanda, apparentemente così semplice, racchiude forse la quintessenza dell’arte. Cosa accomuna Omero a Petrarca, Omar Kayyam ai Dadaisti? Difficile identificarlo, forse impossibile esprimerlo a parole. Solo un regista poeta poteva intraprendere l’impresa folle e azzardata di descrivere la Poesia attraverso un film: Lee Chang-dong, personaggio di spicco della cultura contemporanea coreana e mondiale, narratore lieve e allo stesso tempo quasi insopportabilmente intenso.

I nemici giurati della poesia, si dice, sono la banalità e i cliché; la poesia dovrebbe suggerire accostamenti inattesi di suono e senso, liberare le parole dalle loro forme usurate. Da questo punto di vista il film di Lee Chang-dong risulta coraggiosamente adeguato al suo oggetto di discorso. Protagonista assoluta di questa storia, infatti, è una bizzarra nonnina, la signora Mija; una creatura che sembra incommensurabilmente lontana da qualunque idea di poesia. Mija è una vecchina querula e un po’ lamentosa, a volte inopportuna, spesso patetica con i suoi vestiti male abbinati e la sua eccessiva gentilezza e remissività.

Eppure è proprio Mija a guidare lo spettatore lungo questo viaggio all’interno della poesia e della poeticità. Mija, ormai anziana, decide di rispolverare un vecchio sogno di gioventù e si iscrive ad un corso serale di poesia. L’insegnante si rivela un personaggio piuttosto interessante e i momenti delle lezioni in aula sono tra i più coinvolgenti e lirici di tutto il film, tuttavia l’idea che si possa “imparare la poesia in sei lezioni” suona di per sé piuttosto ridicola a e grottesca nonché intrinsecamente antipoetica.

Ma Lee Chang-dong osserva anche i suoi personaggi più patetici con tenerezza rosselliniana e, attraverso di loro, mostra al pubblico quanto sia importante salvaguardare anche il più piccolo anelito alla bellezza in un mondo in cui la poesia rischia irreparabilmente di scomparire. Mija desidera fortemente realizzare il suo sogno e chiede ossessivamente informazioni sulla scrittura a chiunque le sembri più competente di lei in materia, ricevendo, naturalmente, risposte diverse e persino contraddittorie.
Ma Mija ha anche questioni ben più serie a cui pensare.

La donna, infatti, scopre di avere un principio di Alzheimer e, soprattutto, che il nipote adolescente a lei affidato ha preso parte ad uno stupro di gruppo; azione criminale che ha indotto la piccola vittima al suicidio. È in questo contesto orrendamente doloroso che, paradossalmente, Mija trova la strada della poesia perché, al contrario dei suoi compagni di corso, comprende che la Poesia spesso non nasce da quello che si ha intorno ma da quello che si perde: l’innocenza, la dignità, persino la memoria. Mija, inoltre, sembra portare avanti una sorta di rivoluzione poetica con il suo garbato rifiuto di conformarsi ad una società intontita; una società in cui anche il suicidio di una ragazzina disperata è un evento che si può dimenticare presto e che, fondamentalmente, rischia di non avere alcuna conseguenza.

Il film è molto lungo, ben 135 minuti, ma, onestamente, sembra che duri ancora di più. Il ritmo, difatti, non è quello di un film occidentale e, spesso, l’impressione è che l’autore proceda per micro episodi slegati tra di loro e persino di scarsa rilevanza. Ma non è così. Dopo aver riempito diligentemente un taccuino con le sue riflessioni apparentemente banali, Mija consegnerà al suo insegnante una straordinaria poesia.  In queste parole finali risiede il senso della narrazione, questi pochi versi riassumono, condensano ed elevano i numerosi momenti – importanti e meno importanti – vissuti da Mija. I versi di Mija stanno a questo film come la Poesia alla vita reale.
Il film di Lee Chang-dong è senza dubbio l’opera di un autore intelligente e profondo; di un vero poeta. Yu Junghee è semplicemente perfetta nella sua interpretazione. Tuttavia, se decidete di vedere Poetry, è opportuno che prima vi chiediate se siete abbastanza motivati. E, soprattutto, se siete abbastanza pazienti. Perché il film si muove lentamente e a volte sembra non andare da nessuna parte. È difficile, inoltre, per la maggior parte degli spettatori identificarsi con una nonnetta svampita. Ma se almeno una volta nella vostra vita vi siete fermati a riflettere sulla natura della Poesia, o se, semplicemente, ce n’è almeno una che vi portate nel cuore, allora non perdetevi questo film.

Il finale è aperto. Ma, come diceva Leopardi, le cose dai contorni vaghi sono infinitamente più poetiche di quelle che si scorgono chiaramente.

Poetry, COREA DEL SUD 2011
di Lee Chang-dong
con: Yu Junghee, Lee David, Kim Hira, Ahn Naesang
135 minuti

Nelle sale dal 1 Aprile 2011

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