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Quando la fine di un matrimonio diventa un’ossessione

Ofer e Galia si sono separati ormai cinque anni prima. Ma Rivlin, il padre del ragazzo, non si rassegna a un divorzio sui cui nessuno gli ha dato spiegazioni. L’amatissima moglie, Haghit, cerca di persuaderlo alla rinuncia ma Rivlin è un testardo; del resto, è pur sempre un docente di Storia Mediorientale all’Università di Haifa e il suo mestiere è proprio quello di scavare. Mentre la moglie è un magistrato e, in quanto tale, abituata alle sentenze definitive.

Su questa base, si snocciola un racconto lungo quasi 600 pagine, il tempo di affezionarci terribilmente a tutta la famiglia, soprattutto al protagonista delle indagini, che dureranno per tutto il corso del romanzo. Ci leghiamo infatti alle sue debolezze, ai pensieri inespressi, ai frequenti moti d’amore per la donna che ha sposato, all’angoscia per un figlio inquieto, che non vuole spiccicare una parola sull’accaduto. Nel frattempo, si inseriscono altri personaggi fondamentali: l’arabo Rashed e sua cugina Samaher, studentessa di Rivlin, ormai laureanda ma bloccata in una tesina che trova soluzione solo alla fine. Sposata da poco, pare che cada spesso in depressione, ma il suo distacco dall’Università rimane un mistero insoluto. Ci sono poi i personaggi che gravitano attorno alla pensione dove Ofer e Galia si sono sposati: il padre defunto della sposa (ex proprietario), la madre, la sorella (proprietaria attuale) e Fuad, il cameriere arabo.

Ma perchè Yehoshua ci fornisce tutti questi dettagli e una miriade di personaggi? I motivi si capiscono solo strada facendo: tutti loro vivono tra le pagine del romanzo in rappresentanza di arabi ed ebrei. Categorie che però si incrociano in vari modi: perché esistono anche gli arabi che vivono in Israele e viceversa. Realtà “di mezzo” solitamente molto sofferte, in quanto ospiti di una patria altrui. Ma Rivlin, ebreo israeliano, complice la sua specializzazione, riesce a stabilire un contatto con l’”Altro”, che studia con attenzione e che col tempo impara anche ad amare. E la studentessa triste è colei che lo traghetta nell’altro mondo, non più solo a livello culturale ma anche in pratica: visto che è a letto inferma, a Rivlin tocca andare a casa sua un po’ di volte. Le sue incursioni in questo mondo, però, non lo esimono da altre incursioni, tutte all’insaputa della moglie, che altrimenti si infurierebbe: quelle alla pensione. Una ricerca snervante, la sua, a tutti i livelli: ne risultano turbati moglie, figli, personaggi di contorno e lettori.

Sì, perché in un romanzo di 600 pagine, un difetto deve pur esserci ed è proprio questo: il nominare continuamente un segreto, solleticando quasi alla tortura la curiosità di chi legge. L’istinto è quello di passare direttamente alle ultime pagine. Ma ciò che snerva è l’incomprensibilità di alcuni dettagli: perché soffermarsi su particolari descrittivi spesso inutili, che pare vogliano solo allungare ulteriormente il romanzo? Perché soffermarsi sul fare pipì del protagonista o sui frequenti rapporti sessuali tra marito e moglie? Sulle caratteristiche dei paesaggi o su pensieri alle volte troppo spiccioli? Ciò che non riesco ad approvare ne La sposa liberata è proprio questo, pur rendendomi conto che ciò che io non amo, ad altri e al racconto regala invece intimità. Del resto, come penetrare nel mondo dei due popoli se non infilandosi nelle pieghe della loro quotidianità? Questo dilungarsi è appesantito, poi, da frequenti intellettualismi, di comprensibilità non immediata. La sensazione, infatti, è che alcune parti siano riservate a chi già sa molto di storia mediorientale. I riferimenti culturali possono risultare oscuri a chi legge per la prima volta qualcosa su questo antico conflitto. Ma la confusione su alcuni dettagli si scioglie verso la fine, sia perché Yehoshua si premura di fornire alcune spiegazioni ai tanti misteri, sia perché la storia prende una velocità inaspettata e noi lettori ci troviamo improvvisamente col fiato sospeso fino all’ultima pagina, che lasciamo con malinconia.

Titolo: La sposa liberata
Autore: Abraham Yehoshua
Editore: Einaudi
Dati: 2002, 592 pp., 16,50 €

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