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Uno scritto che si fa musica e che nella musica trova terra fertile e nutrimento

L’approccio con questo corposo romanzo non è stato assolutamente privo di pregiudizi da parte mia, pregiudizi che riservo sempre alle opere prime che riscuotono un consistente successo di pubblico. Eppure, il rapporto instauratosi con la sua lettura è stato genuinamente piacevole, sin dall’apertura, sin dai primi tratti. Da tempo non sentivo il desiderio di inseguire uno spazio nella giornata per poter leggere qualche pagina in più.

La storia ideata da Richard Harvell è complessa nella sua semplicità e comincia nel momento in cui un bambino diviene consapevole della sua straordinaria relazione con i suoni (e con i rumori). Il suono martellante di una campana suonata furiosamente per richiamare alla vita Dio o, meglio, la Giustizia; il sommesso respiro di una madre reclusa dall’amore esclusivo e profondo cui è preclusa la realtà; il crepitare delle foglie sotto il passo deciso e veloce di due monaci premurosi e cocciuti; il lieve rumore dell’aria quando il sole tramonta o sorge.

L’esatta melodia dell’aria incomincia con questa consapevolezza, disturbante e rassicurante al contempo, e si concretizza quando al saper distinguere i suoni segue il saperli riprodurre in un modo che va oltre la mera imitazione ma si evolve e compiace di varianti e virtuosismi degni del più illuminato tra gli umanisti.

La storia di Moses, questo è il nome del protagonista, è ambientata in Svizzera, nella seconda metà del 1700. Nasce e si evolve con Moses e incomincia in un paesino di alta montagna per poi giungere in un turbinio di eventi fino alla maestosa abbazia di San Gallo.

Scrivere un romanzo che di fatto abbia come protagonista comprimario uno dei sensi è impresa non solo complessa quanto anche rischiosa. Il rischio concreto è che in queste pagine ci si perdesse in descrizioni ridondanti (gli anni scelti per l’abientazione peraltro non aiutano a rifuggirlo) o si indugiasse in inutili virtuosismi. Il lavoro fatto nella direzione opposta, invece, deve essere stato molto faticoso ma (escluse alcune pagine effettivamente un po’ cariche) anche riuscito.

Ne consiglio la lettura a quanti amino i romanzi storici (peraltro novità per la casa editrice che lo pubblica, la Nord), a quanti amino la musica, a quanti desiderino leggere un romanzo con personaggi non tagliati con l’accetta, non semplici e allo stesso tempo familiari e diretti pur negli eccessi delle loro personalità e delle loro avventure.

 


In occasione della presentazione de L’esatta melodia dell’aria Richard Harvell ha risposto ad alcune nostre domande

D: Le descrizioni di ambienti e personaggi richiamano alla mente l’architettura neoclassica; c’è stata effettivamente questa ispirazione?
R: Sì, in effetti è così. Oltre a cercare di raccontare una storia che avesse le caratteristiche del melodramma, tipico dell’opera lirica, ho cercato di mantenere una specie di filo rosso nella narrazione, e questo filo rosso ha a che vedere con un tipo di bellezza “barocca”. Che ritroviamo nella descrizione dei personaggi, della musica e anche delle ambientazioni. L’abbazia di San Gallo ha esattamente queste caratteristiche, in qualche modo la sua è una bellezza artefatta, come quella di un castrato. Mi è sembrata il luogo adatto per fare da sfondo alla storia di Moses.

D: Come è nata l’idea di scrivere un romanzo che avesse come protagonisa comprimario la musica? Quali sono state le difficoltà, se ci sono state, durante la stesura del romanzo?
R: È iniziato tutto un giorno di quattro anni fa, ero a casa con mia moglie – che è un’insegnante di musica – e lei cantava un’aria dall’ “Orfeo e Euridice” di Gluck. Ma stava cantando una parte che, nell’opera, sarebbe stata di un uomo, la parte di Orfeo. Ho iniziato a pensare a questa sovrapposizione tra maschile e femminile e subito mi è apparsa l’immagine di una castrato, su un palco dell’epoca, acclamato dal pubblico. Ho capito di voler raccontare la sua storia e di volermi soffermare soprattutto sulla sua persona, su chi fosse quest’uomo fuori dal teatro, su come fosse arrivato lì, quali fossero i suoi desideri, le sue speranze…
Ho impiegato meno di un anno per la prima stesura di questo romanzo, ma ce ne sono voluti altri due e moltissime revisioni prima di giungere al risultato che ora trovate stampato. Per quanto riguarda il rapporto con la musica e il racconto di essa che faccio nel romanzo, il mio approccio è distante, lo potrei definire ingenuo: a differenza di mia moglie non sono un esperto, questo mi ha permesso una maggiore spontaneità e spero che il romanzo ne abbia risentito positivamente.

D: Moses ha un dono (interpretabile a volte come una condanna); quanto conta questo dono e quanto invece le crudeli ingerenze di altri contano nell’evolversi della sua storia e personalità?
R: ll dono straordinario di Moses è, nella sua vita, una fonte di meraviglia e bellezza, ma lo porta anche a soffrire moltissimo. Per me era importante che avesse una controparte negativa, a volte anche portata all’estremo, con cui fare i conti e che lo costringesse a guardarsi con altri occhi.
Ad esempio, i ragazzi che fanno parte del coro di San Gallo sono crudeli con lui e con il loro comportamento lo costringono a farsi molte domande su se stesso. Se avessi ambientato la storia di Moses in quello stesso periodo a Napoli, il contesto sarebbe stato diverso, lui avrebbe trovato molti altri come lui e tutto sarebbe stato più semplice, mediato dal confronto. Semplicemente, non volevo che le cose andassero così.

 

[il booktrailer de L’esatta melodia dell’aria]

Titolo: L’esatta melodia dell’aria
Autore: Richard Harvell
Editore: Editrice Nord
Dati: 2011, 420 pp., 18,60 €

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