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#salonelibro is trending – Un weekend al Salone del Libro di Torino

Questo weekend il nostro inviato speciale Cataldo è stato al Salone Internazionale del Libro di Torino e ha pensato bene di raccontarcelo su Twitter: ha dismesso per un po’ il suo account @ciaciod, ha indossato pinne, fucile e occhiali marchiati @AtlantideZine, si è posizionato sull’hashtag #salonelibro e si è tuffato in un live-tweet che lasciamo a voi giudicare. Vi basti sapere che giovedì mattina si è presentato così: “A(s)salone, a(s)salone!” (a voi il piacere di individuare l’arguta citazione). Il tutto non è stato affatto guastato dal fatto che in questi ultimi giorni #salonelibro sia stato trending topic su Twitter.

Seconda iniziativa è stata lanciare una compilation collettiva, hashtag #compilaletteraria, di pezzi ispirati abbastanza espilictamente ai libri o alla letteratura. Ne è venuta furi questa, che facciamo sempre in tempo a implementare (-> i suggerimenti sono benvenuti).

http://www.youtube.com/p/A29F883B661C90D9?hl=it_IT&fs=1

Abbiamo pensato di mettere insieme quest’esperienza che per noi è stata divertente e intrigante, tutta in una pagina. Ed eccola quì,  il primo Salone del Libro di AtlantideZine!

12/05, Giovedì – Vollmann e Borghezio

. Siamo a vedere #Vollmann al #salonelibro

. Ed è anche abbastanza insistente RT @Einaudieditore Vollmann si sta già baccagliando l’interprete

. La cosa che mi piace nell’essere uno scrittore è la solitudine che si traduce nella libertà di espressione #vollmann

. La violenza non sì fermerà mai e quindi RT @Einaudieditore Non credo nel progresso umano.William T. Vollmann

. Al #salonelibro anche Borghezio che si prende un mucchio di tornatene a casa. Che coraggio nel 150esimo anniversario

. Per quanto ci riguarda la nostra giornata al #salonelibro è finita ma continuate a proporre pezzi per la #compilationletteraria. A domani!

13/05 Venerdì – Critici

. A vedere Raccontare la realtà con Berardinelli, Laporta e Brevini + Vasta a condurre.

. Vasta si chiede: è ancora plausibile una definizione di letterario?

. Berardinelli: non sono preparato

. Berardinelli: la letteratura è una qualità non definibile in teoria, letterarietà nn è più un criterio

. Berardinelli: romanzo come oggetto merceologico

. Il discorso di Berardinelli è anacronistico e semplicistico: vuole meno quantità e più qualità

. Laporta: la letteratura oggi in italia serve ad intrettenere

. Laporta: lo storytelling come unica forma di comunicazione, basta! E perché, diciamo noi?

. Laporta: oggi tutti scrivono romanzi anche i dentisti. Ma il problema, diciamo noi, è di chi li pubblica non di chi li scrive

. Brevini: una parte del fastidio per la letteratura italiana è che racconta sempre le stesse cose. Se la suona e se la canta

. Brevini: letteratura italiana specializzatata in viaggi intorno alla cameretta. Ma per noi di AZ nn è necessariamente negativo

. Brevini: la letteratura italiana soffre di iperletterarietà. Più attenta alle parole che hai fatti

. Brevini: crisi nn solo per la letteratura ma anche per la saggistica. L’intervento di Brevini è il più lucido e meno personale

. L’impressione cmq è che questi tre intellettuali abbiano fatto il proprio corso #berardinellilaportabrevini

. Poi Berardinelli con un coup de theatre si mette a parlare di un altro suo libro appena uscito #salonelibro direi che può bastare così

La vita agra - Bianciardi

14/05 Sabato

. Rerepre, la rete dei redattori precari in manifestazione ora al #salonelibro. Richiedono diritti e dignità, come nn essere con loro?

. I 150 libri dell’unità d’italia allo spazio Oval. Forse c’è qualcosa di troppo ma la visita è interessante http://yfrog.com/gynagagj

. Prima edizione de La vita agra del buon Bianciardi, uno che a noi piace molto http://yfrog.com/hsaj6fnj

. Quale lo scopo degli stand istituzionali come quelli della Polizia di Stato? Nn ci piacciono!

. SacroSante parole RT @Einaudieditore Comunque si dicono anche un sacco di cazzate. Michela Murgia

E per finire qualche punto dove ci siamo ristorati l’anima

66th and 2nd. Stand che ci piacciono: DuePunti http://yfrog.com/h7stxqfj

. Stand che ci piacciono: @EdizioniEO http://yfrog.com/h0rplzsj

. Stand che ci piacciono: @minimumfax http://yfrog.com/gy42rrmj

. Stand che ci piacciono: @isbnedizioni http://yfrog.com/gzb5mtnj

. Stand Che Ci Piacciono: @ilSaggiatoreEd http://yfrog.com/gycbqjjj

. Stand che ci piacciono: 66th and 2nd http://yfrog.com/gzygayzj

. Stand che ci piacciono: Donzelli http://yfrog.com/gzt6aekj

Saluti!

. Il nostro #salonelibro alfine giunse al termine: si torna a casa! http://yfrog.com/hscqydjj un saluto a tutti coloro che hanno partecipato!

Seguono alcune riflessioni atwittiche  intervenute nella mente del nostro successivamente alla pubblicazione di quest’ultimo tweet

ritorno

I soliti due pensieri sparsi del dopo Salone

Si è appena conclusa la XXIV edizione del Salone del Libro di Torino, meglio o peggio delle precedenti? Sostanzialmente sempre uguale a se stessa.

Alla fine della fiera, quando prendi il treno per tornare a casa, in un eccesso di stanchezza provocata da lunghe passeggiate in padiglioni, overdose da folla e irrinunciabili appuntamenti mondani, mi ritrovo, puntualmente ogni anno a sprecare il tempo del ritorno a fare due pensieri su come sia andata quest’anno.

Per prima cosa non hai lavorato ma sei andato per interessi personali che comunque col lavoro avevano a che fare. Ok, quindi no turni massacranti a discapito però di una minore socialità. Pazienza, ormai ci sei abituato.

Gli stand delle case editrici hanno subito un rimpasto, all’inizio, stranamente, dopo anni di frequentazione, neanche riuscivi ad ambientarti. Poi dopo un paio d’ore hai capito e tutto è tornato alla normalità.

C’era lo spazio Oval, una novità, e te ne sei accorto solo dopo due giorni. Ecco dov’erano finite le regioni, ecco dove dovevo venire a scroccare i famosi aperitivi umbri fatti di salsiccia e buon vino (e bella gente, giusto per fare una citazione pop e che piace a noi giovani)

Nello spazio Oval c’era anche la mostra sui 150 libri che hanno fatto l’Italia. Carina eh, ma Paolo Giordano insieme a qualche scrittore estremamente cattolico se li potevano risparmiare.

Fuori dallo spazio Oval vendevano il Kebab, l’Hamburger, il Fish&Chips e Pollo e patate al forno. Evviva la multiculturalità.

Ancora una volta mi sono stupito dei furti legalizzati che sono i prezzi dei bar gestiti da Autogrill, per fortuna che sapendolo mi sono fatto i panini al mercato di Piazza Madama. Ma non si possono spendere decine d’euro per due fette e una bibita. E soprattutto 3 euro e 70 per una 33 cl.

Che anche l’ingresso a dieci euro, cari organizzatori, è troppo, la cultura NON dovrebbe costare.

E che, sempre cari organizzatori, chi ha pagato dieci euro di biglietto non dovrebbe essere prigioniero della fiera: se ha pagato e vuole allontanarsi un attimo (per mangiare ma anche semplicemente per farsi i fatti suoi) dovrebbe poterlo fare.

Per non parlare del wireless a pagamento (tra l’altro cifra astronimica) e a tempo: evviva il progresso, evviva la cultura, evviva l’Italia. Questa si chiama zappa sui piedi.

Che autoreferenzialità rimane la parola d’ordine per capire tutta la cultura e il fare cultura italiana.

Che i precari si sono fatti sentire quest’anno: sia alla fiera con gli “assalti” ai fortini dei grandi gruppi; sia durante gli eventi mondani come la stamburata alle porte della festa di Minimufax.

Però bisgnava stamburare anche alle feste degli altri, colpirne uno per educarne cento non ha mai funzionato.

Ma poi lo dico io che non ho fatto un bel niente trovandomi nella stessa medesima situazione. Non va bene, no, ragionare cos’ì. Mi scuso.

Che nel pubblico bisogna crederci fermamente, perché il pubblico, i lettori sono l’unica ancora di salvezza dal degrado culturale che stiamo vivendo. Ma crediamoci senza proprorre la solita sbobba trita e ritrita, senza un minimo messaggio educativo e propositivo il ruolo dell’editore si svuota di significato.

Ma poi che palle gli stand delle forze dell’ordine, ma si devono fare tutte, tutte, tutte le fiere esistenti?

E anche voi motivatori per favore statevene a casa, il prossimo anno rischiate, non bastano così tanti demotivational per farvi arrendere, volete proprio le mazzate?

Che l’editoria indipendente è infinitamente più ricca, stimolante e interessante di quelle dominata dai grandi gruppi. E che conoscere chi i libri li fa (redattori, editor, traduttori, autori, uffici diritti e stampa, editori) rimane forse l’elemento più genuino della fiera.

Che come ogni anno me ne ritorno a casa carico di libri che per un motivo o per un altro non leggerò e che guarderò di sottecchi sentendomi in colpa quando segretamente mi sussurreranno: “ebbene ancora non mi leggi?”.

Che io sono colpevole di questa rovina esattemente come lo siete voi.

Che è tardi, sono a Magenta, Milano è a due passi ma ho sonno, molto sonno, una mezz’oretta mi sa me la faccio.

E che, con questa lista, mi sento un po’ Saviano e Fazio quindi la smetto e mi scuso per l’ultima volta. Dopodicché vi saluto. Ciao.

One thought on “#salonelibro is trending – Un weekend al Salone del Libro di Torino

  • maggio 17, 2011 at 9:31 pm
    Permalink

    Perfettamente d’accordo con il discorso su editoria indipendente vs grandi gruppi. Aggiungo che la prima conserva ancora per sé una signorilità di comportamento che i gruppi editoriali semi-monopolistici se la sognano (esperienza vissuta allo stand Mattioli 1885), senza contare che per trovare nei mega-stand superaffollati le stesse, medesime, identiche cose che trovo in Feltrinelli a Milano perché devo sbattermi per andare fino a Torino? Il guaio è che, come mostra la differenza abissale di frequentazione tra i mega-stand inutili e gli espositori della piccola editoria, si conferma ancora una volta che dove ci sono le cose migliori gli Italiani non ci vanno.

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