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Songs For Headphones

Songs For HeadphonesFermate il mondo voglio scendere. Quante volte, anche inconsciamente, avremo pensato questa frase? Quante volte non ci saremo riconosciuti negli stressanti stili di vita dell’occidente contemporaneo? Tante, troppe, probabilmente infinite. E subito dopo a fare progetti rivoluzionari, a dirci basta, domani mi cancello da Facebook, oppure, no, io non twitto più! Per poi invece vivere una mezza giornata di fuga dal progresso semplicemente uscendo di casa, magari con un paio di cuffie sulle orecchie. Schiacci play e quello che rimane fuori è solo il profilo dell’orizzonte e il colore del cielo. Ma cosa ascoltare? Io un paio di idee ce le avrei, anzi, facciamo tre.


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Emphemetry - A Lullaby Hum For Tired Streets (cover)Dietro il nome di Emphemetry si nasconde Richard Birkin, Biff per gli amici, chitarrista e cantante del gruppo fenomeno dell’anno, i Crash Of Rhinos (tra l’altro a breve in approdo da queste parti). Ma la musica che ci propone in questo A Lullaby Hum For Tired Streets (Triste, 2011) è lontana dal mare ingrossato di cui parla la band di Derby. Qui si veleggia su acque calme, in mano una chitarra acustica, un piano e la voce ad accompagnare le soffici melodie; qua e là qualche arco, con magari una spruzzatina di elettronica. Ci racconta la sua città Biff, i luoghi bui e solitari di quanto rincasi a notte fonda, i riflessi baluginanti di qualche tv ancora accesa, i rumori del traffico che non dorme mai. È una colonna sonora questo disco che ricorda quella di Badalamenti per The Straight Story (come, per esempio, Five Fields sta a testimoniare). Ma, quando la voce di Biff si alza intonando Four Million Silhouettes e So Long Magic Helper, due dei pezzi più densi del pacchetto,  c’è anche Adem, quello di Love and Other Planets, a fare da testimone, nascosto fra gli accordi e gli arpeggi.  Se cercate malinconia e dolcezza, fermatevi, avete trovato ciò che fa per voi. Ah, e ricordate, è in free download qui.


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Yellowbirds - The Color (cover)Anche Yellowbirds è un moniker dietro il quale si cela il chitarrista/polistrumentista Sam Cohen già membro degli Apollo Sunshine. Finita l’avventura con la band, il buon Sam si è messo in proprio dando alle stampe, ormai mesi fa, The Color (Royal Potato Family 2011), suo album di debutto. Stranamente però sembra essere tutto passato sotto silenzio e se non fosse stato per la segnalazione su La Belle Epop, qualche settimana fa, non mi sarei mai accorto della presenza di questo album nel mondo. Diciamolo subito, il disco è notevole , fatto, in primis, di belle canzoni dalla melodia psichedelico-beatlesiana arrangiate e prodotte con tutti i crismi, come da tradizione (cant)autoriale newyorkese (leggi Ed Harcourt – il primo – e The Walkmen).  Un conglomerato di suoni e strumenti, guidati dalla voce profonda di Sam, parte dal primo pezzo, The Rest of My Life, per poi estendersi in tutta la durata del disco, passando per il bel singolo Beneath the Reach of Light, il rock di The Honest Ocean e le sfumature sixty di Our Good Days Are Gone. Un patchwork sonoro insomma, come a ricalcare l’immagine della copertina di questo bel primo disco. Astenersi minimalisti.


Bradford Cox (Atlas Sound)L’ultimo artista di cui vorrei parlarvi non ha invece bisogno di molte presentazioni. Il suo disco non è ancora ufficialmente uscito ma si può ascoltare in streaming qui, oltre a poterlo trovare nei postriboli della rete. Sto parlando di Atlas Sound, aka Bradford Cox, la indie-rock star leader dei Deerhunter, e del suo Parallax in uscita per la 4AD l’otto di novembre. Il musicista più prolifico del decennio (se la batte solo con David Tattersall, voce e anima dei Wave Pictures, capace di fare uscire due dischi all’anno) ritorna sulle scene con un album lungo e multiforme (ben quattordici canzoni) e allo stesso tempo incredibilmente digeribile. C’è tutto in questo disco, dalla classica ballad come Mona Lisa, alla psichedelia di Angel is Broken o di The Shakes; dal pezzo à la Bjork come Te Amo a quello intimista come Terra Incognita; dal retrò di Lightworks fino alla sperimentazione di Quark Part 1. In un’ora di musica Bradford Cox dà mostra di tutto il suo talento, confermandosi uno dei profeti della musica contemporanea, capace di attingere da ciò che ha intorno ma anche, allo stesso tempo, di innovare costantemente. Forse non è ancora riuscito a scrivere il suo capolavoro ma il dono che ha questo ragazzo è indubbio e a ogni nuova produzione riesce a farmi rimanere a bocca aperta. Nonché a restituirmi una fiducia nell’umanità che pochi istanti prima sembrava persa. Ecco, dai, magari ‘sti 140 caratteri li spendo per lui su twitter. E vai, sì, controlliamo anche Facebook già che ci siamo. Tutto come prima, come volevasi dimostrare.