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Stoned and Starving – Parquet Courts Live @ Tunnel

Parquet-Court

I Parquet Courts, lo avevo già detto qui, sono autori di uno degli album più belli usciti quest’anno, Light Up Gold. Ed è quindi con una certa euforia mista ad attesa che mi sono avvicinato a questa, purtroppo, unica data italiana tenutasi ieri sera al Tunnel di Milano. Dopo l’ottimo esordio il duo di NYC – diventato nel frattempo una band a quattro elementi in pianta stabile – ha dato alle stampe un ep, Tally All The Things That You Broke (What’s Your Rupture?, 2013) , anch’esso osannato dalla critica di settore come un piccolo capolavoro. Ed è proprio con i pezzi nuovi che i quattro hanno attaccato, diretti e senza fronzoli come sempre. Ma se le canzoni più nuove si soffermano su atmosfere più allungate e psichedeliche, con meno cantato e più parti strumentali, è con l’ottimo materiale di Light Up Gold che i Parquet Courts hanno acceso le fiamme sul palco, conquistando il pubblico,  ahimè troppo risicato, con vigorose schitarrate e avvolgenti giri di basso, liriche urlate e poderose ritmiche di batterie. Un’ora di immersione nel rock’n’roll stampo newyorkese dove Strokes e Sonic Youth, idealmente, si tendono la mano. Da applausi la chiusa finale composta dal medley N Dakota e Stone And Starving con il fantastico hung up di Light Up Gold, già suonata prima, ma richiamata per dimostrare la compatezza sonora di questa band che sembra già navigata.
Ad aprire la serata e degni di nota anche loro, son stati i britannici Mazes, più psichedelici dei loro colleghi d’oltreoceano, e autori di una sonorità già matura e densa, fatta di riff allungati e liriche a metà strada tra il noise e la ballata. Da ascoltare entrambi i loro LP, A Thousands Heys (2011, FatCat) e il nuovo Orals And Minerals (2013, FatCat). Inoltre, sempre per FatCat, è in uscita un lungo EP fatto di dieci canzoni e dal suggestivo titolo Better Ghosts. Teneteli d’occhio perché meritano.
Insomma una serata di tutto rispetto, due band serie che si alternano sul palco, due sonorità diverse ma che trovano il loro insieme di intersezione e un pubblico caldo capace di applaudire entrambe. Una piccola nota di amarezza rimane ed è legata all’audience che, come dicevo prima, è stato davvero troppo risicato e forse un po’ in là con l’età (e dentro mi ci metto anch’io) per due gruppi così. Sarà colpa di questa musica che non coinvolge più i ragazzi? Sarà colpa dei Foals che suonavano in contemporanea all’Alcatraz? Sarà colpa della crisi economica? Dei locali, dei promoter, dei social network? Sinceramente non lo so, quello che però so con certezza e che non è giusto che due gruppi così suonino di fronte a così poca gente. Poi non lamentiamoci se dall’Italia non passa mai nessuno.

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