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Tous les soleils

Alessandro (Stefano Accorsi) è un professore di musicologia che vive a Strasburgo. È senza dubbio un “buono”: ama la musica e la insegna con passione, è indulgente con i suoi studenti (anche quelli che presentano giustificazioni improbabili…) e nel tempo libero fa il volontario in una clinica per lungodegenti, dove tiene compagnia ai malati leggendo per loro ad alta voce. Quando la vita sembrava perfetta – una coppia giovane e innamorata, una bambina appena nata – tutto è andato improvvisamente in frantumi, con la morte della moglie che Alessandro adorava e ama ancora profondamente, a distanza di quindici anni.

Nell’intento di essere il miglior padre possibile e “compensare” così la figlia Irina per la perdita della madre, Alessandro resta aggrappato ai sentimenti del passato e ai ricordi, privandosi così dell’opportunità di ricominciare ad amare ed essere felice. Si circonda dell’affetto di amici fidati, si concentra sulle sue attività – l’insegnamento, il gruppo di belcanto, la lettura – e si lascia sostenere dalla vicinanza del fratello Luigi (Neri Marcorè), trasferitosi nel frattempo da lui. Fino a quando l’adolescenza di Irina, il suo bisogno di guardare al futuro invece che al passato e il fatidico “primo amore” non sconvolgono la tranquillità consolidata di questo buffo ménage italo-francese.

Lo spunto centrale è senza dubbio interessante e il miglior pregio del film è che ruota attorno al tema dell’elaborazione del lutto mantenendo sempre e comunque leggerezza, ironia e sorriso. Gli attori riescono bene e sono convincenti: Accorsi e Marcorè recitano in francese nella versione originale, anche se brani interi dei dialoghi domestici sono in italiano, sottotitolati; nel cast anche Anouk Aimée come Agathe, che traghetta Alessandro sul bordo della sua nuova vita, e Clotilde Courau nella parte di Florence, l’incontro inatteso.

Nel complesso, però, la trama sembra inseguire troppe idee tutte insieme e si disperde in più punti, così che “tutto si tiene” passando per piccole forzature; né mancano i luoghi comuni, per quanto abbastanza bonari, sull’immigrazione italiana in Francia, dalla tavola sempre imbandita a pasta e ravioli (non per niente ci chiamavano macaroní) al grappolo di cornetti napoletani che Alessandro (che peraltro scopriamo essere di Asiago, benché parli con l’accento non proprio veneto di Accorsi) tiene appeso allo specchietto della sua – neanche a dirlo – vecchia Cinquecento.

Quello di Marcorè è un cameo notevolissimo e vale da solo quasi tutto il film: anarchico e antiberlusconiano irriducibile, Luigi non si capacita del fatto che la Francia gli rifiuti lo statuto di rifugiato politico, contesta l’argomento del Tribunale Penale Internazionale secondo il quale non esisterebbe in Italia alcun reato di “genocidio culturale” su cui indagare e si attiene al giuramento solenne di non uscire di casa fino a quando Berlusconi non avrà lasciato la politica (aspetta infatti dal 1994). Anche qui vari stereotipi, da cantare a memoria le arie d’opera a lanciare sampietrini, ma Marcorè risolve il personaggio con grazia e ironia irresistibili.
Di grande pregio la colonna sonora, affidata all’ensemble l’Arpeggiata – a dimostrazione che la contaminazione fra tarantella e musica barocca, sospettata durante tutto il film di essere una forzatura narrativa, esiste per davvero e merita anzi di essere approfondita.

Tous les soleil, FR 2010
regia di Philippe Claudel
con Stefano Accorsi, Neri Marcorè, Anouk Aimée, Lisa Cipriani
105 minuti