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“Hangin in the Treme – Watchin’ people sashay”

Quella Statunitense è una nazione giovanissima, meno di tre secoli tutto sommato, che per ambizione e necessità ha lavorato strenuamente alla costruzione di una propria mitologia (i padri fondatori, il West, la caccia all’oro, il sogno americano) e di una propria identità culturale. L’impulso talvolta partiva dall’alto: dalle istituzioni, che attraverso lo zio Sam chiamavano i cittadini alle armi in difesa degli ideali di libertà e giustizia, o dall’industria cinematografica, che raccontava di pionieri e di uomini che partiti dal nulla realizzavano il loro sogno di ascesa sociale. Più spesso però l’identità nazionale si creava spontaneamente, dal basso: i Tom Joad della classe operaia che lottavano per il salario ai margini delle metropoli, le diverse etnie di immigrati che si organizzavano sul territorio creando le Chinatown e le Little Italy, gli schiavi deportati dall’Africa che intonavano i loro spirituals per accompagnare il lavoro disumano a cui erano sottoposti nelle piantagioni di cotone del sud.

Questa identità nazionale emersa prepotentemente dalle profondità della complicata società americana ha raggiunto il suo apice e la sua più preziosa realizzazione a New Orleans, l’ex colonia francese che si affaccia sul Golfo del Messico, dalle parti in cui il grande fiume Mississipi sfocia creando il suo enorme delta nelle torride pianure della Louisiana. Probabilmente nessuno di noi si rende conto di quanto sia fondamentale l’influenza che questa città ha avuto su tutta la cultura occidentale (anzi, oramai globale) contemporanea. Il blues, il jazz, il soul e tutte le loro contaminazioni, dal rock ‘n’ roll al pop alla dance, praticamente tutta la musica che ha conquistato il mondo, affonda le sue radici nella scena musicale di New Orleans. Sarebbe folle cercare di selezionare ed elencare in questa qualcuno dei grandi nomi della musica (e non solo) provenienti da New Orleans, the Big Easy, e accanto ai grandi nomi ce ne sono migliaia dimenticati, o che non sono mai usciti dai fumosi club di the Crescent City.

Tra l’altro la musica non è che la punta dell’iceberg di una cultura estremamente complessa che intreccia le radici nere, africane, con la cultura creola/francese (basta guardare la cucina locale, ad esempio) dei primi coloni, quella anglosassone/statunitense unita a quella di tutte le etnie degli immigrati, le influenze caraibiche e quelle dei nativi americani, che gli schiavi africani sentivano sorprendentemente vicini per spiritualità e condizioni sociali. Di questo formidabile intruglio si sono nutriti, oltre la musica, tutto il folklore e la cultura popolare, dal voodoo al carnevale, il tutto condensato dall’acqua: quella del fiume Mississipi, quella del golfo del Messico e quella di tempeste e uragani, che di tanto in tanto si ripresentano a tormentare le coste della Florida e della Lousiana. Spesso gli uragani passano senza fare danni, qualche volta sfondano le finestre e scoperchiano qualche catapecchia. Nei casi peggiori però devastano tutto. Nell’agosto del 2005 l’uragano Katrina si abbatté violentemente sulle coste della Louisiana: gli argini di New Orleans, che in gran parte è costruita sotto il livello del mare un po’ come le città olandesi, non hanno retto. La città è stata completamente inondata e intere zone sono state fatte a pezzi dalla furia del vento. Il quartiere di Treme (che si pronuncia tremé alla francese), il cuore pulsante della città, è stato uno dei più duramente colpiti.

Treme, la serie della HBO che negli Stati Uniti è da poco arrivata alla fine della prima stagione, inizia in questo quartiere 3 mesi dopo il passaggio dell’uragano Katrina, quando gli abitanti del quartiere più cocciuti cominciano a tornare in città, per provare a riprendere possesso delle proprie case e, caparbiamente, della propria vita fatta di quelle tradizioni e di quel folklore che sono un patrimonio così importante per tutto il mondo che sarebbe impensabile lasciarsi alle spalle senza combattere. E gli abitanti di New Orleans, tutti, si trovano a fronteggiare problemi colossali e alle prese con strade distrutte, servizi (l’acqua, il gas, l’elettricità) che non funzionano, case abbattute e tutte le proprie cose perse; persone scomparse, attività come bar e ristornati da rimettere in piedi, con davvero poco aiuto da parte dello stato e delle istituzioni locali. Il tutto senza dimenticare le second line (parate musicali), la musica di strada e nei club e, soprattutto, il mardi gras, il momento più importante dell’anno, l’apoteosi della Big Easy. Del resto la cultura di New Orleans si è plasmata attraverso immani pene e tragedie, come lo schiavismo, ed è permeata da un disincantato fatalismo e da un’incrollabile forza di volontà e spirito di sacrificio, oltre che da una contagiosa quanto irragionevole allegria che si appoggia inevitabilmente sul ritmo e sulla musica e sulla sua funzione catartica. A Treme i funerali si celebrano con la musica: si marcia, si canta e si balla in memoria e in onore del defunto e la vita va avanti, nonostante tutto.

Treme è realizzata da David Simon and Eric Overmyer dagli stessi autori della serie di culto the Wire, anche quella prodotta dalla HBO. Come the Wire anche Treme ha l’ambizione di riuscire a fotografare l’anima e la cultura di una comunità, sia di denunciarne (o quantomeno raccontarne) le disfunzioni e i lati più oscuri. Il tutto mantendosi il più lontano possibile da retorica e faziosità e cercando di trovare la formula magica che riesca a coniugare realismo e intrattenimento. Se gli intenti sono artisticamente e intellettualmente elevatissimi anche la realizzazione non è da meno sotto praticamente ogni punto di vista. Specie se consideriamo che stiamo parlando di una serie tv. Un cast eccellente, coronato da John Goodman. Trama, soggetto, sceneggiatura, dialoghi: tutto l’apparato narrativo è al contempo agile e solido. Visivamente un capolavoro sia per la precisione con cui viene mostrata la New Orleans devastata da Katrina, sia per come the Big Easy viene magistralmente nei suoi bar, nei clubs, nelle strade. Costumi strepitosi. Non credo ci sia bisogno di dire nulla sulla colonna sonora.

Visto che amo sbilanciarmi lo dico: miglior serie tv di sempre. Nella speranza che possa essere di aiuto alla città di New Orleans: Treme ce la racconta mentre faticosamente cerca di rialzarsi dopo il formidabile colpo assestato da Katrina. Adesso, però, è piombata loro addosso anche la marea nera del golfo di BP.

Treme – USA 2010
ideata da David Simon e Eric Overmyer
per il network HBO
con John Goodman, Wendell Pierce, Clarke Peters, Melissa Leo, Steve Zahn

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