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La vita segreta di Maurizio Cattelan

cattelanNel 2004 furono i tre bambini impiccati ai rami di un albero secolare in piazza XXIV maggio, nel cuore trafficato di Milano, a scatenare le polemiche e le invettive dei cittadini del capoluogo lombardo, tanto che, uno di loro, armato di scala e cesoie andò a “salvarli” nottetempo. Sei anni più tardi, in occasione della sua striminzita, seppur suggestiva, mostra a Palazzo Reale, sempre a Milano, Maurizio Cattelan, ex enfant prodige dell’arte italiana e oggi suo più decorato alfiere, scatenò l’ennesima polemica posizionando l’ormai famigerato dito medio di marmo bianco al centro di piazza degli Affari, rivolto in direzione di Palazzo Mezzanote, sede della Borsa. Passato un altro anno, non si è ancora smesso di parlare di quell’irriverente scultura. C’è chi vorrebbe tenerla per il prestigio che darebbe alla città – tra gli ultimi, Stefano Boeri, assessore alla Cultura della giunta Pisapia –, e chi, invece, proprio non la sopporta, non la vuole più vedere ed è pronto a cederla alla prima città che ne facesse richiesta.

La verità è che, così facendo, non si smette mai di parlare di Maurizio Cattelan, un ossimoro vivente che riesce a coniugare l’assenteismo proprio delle star – a giugno ha “bucato” un’ennesima conferenza, questa volta in quel di Padova – e l’ubiquità. Lo scorso fine settimana, Cattelan era ad Artissima con il suo tappeto che riprende il disegno della scatola del formaggino Bel Paese, alla Biennale di Venezia con i suoi piccioni, al Guggenheim di New York con la sua ultima incredibile retrospettiva intitolata All e, infine, nelle migliori librerie con il libro-intervista Un salto nel vuoto (Rizzoli, 2011), realizzato in collaborazione con Catherine Grenier, condirettrice del Centre Pompidou di Parigi.

Maurizio-CattelanQuest’ultimo offre l’occasione di conoscere più intimamente un artista schivo che aveva finito per coincidere quasi esclusivamente con le proprie opere e il cui volto reale era stato soppiantato da quello lievemente caricaturato dei suoi ritratti in cera. Veniamo a conoscenza di un’infanzia padovana solitaria, del lavoro in ospedale, del difficile rapporto col padre e, soprattutto, del costante anelito alla libertà, il vero motore che l’ha portato ad abbandonare una mera prospettiva di sopravvivenza che occupava otto ore della sua giornata, per inventarsi prima designer di mobili e lampade e, successivamente, artista.

Ancor più interessante è ripercorrere l’intera vicenda di questa carriera creativa, dai suoi geniali esordi concettuali – AC Forniture Sud, del 1991, progetto di una fantomatica squadra africana di calcio i cui giocatori erano in realtà un gruppo di venditori ambulanti; le casseforti svaligiate del 1992; il proprio spazio alla Biennale di Venezia del 1993 “affittato” a una marca di profumi –, passando per lo spartiacque costituito da La ballata di Trotsky (1996), il famoso cavallo sospeso che viene individuato da Greiner come il primo lavoro più prettamente scultoreo dell’artista, fino alla già citata immensa personale in pieno svolgimento in quel di New York, dove oltre duecento opere dell’artista – tra cui il papa colpito da un meteorite, l’Hitler inginocchiato e l’autoritratto che spunta da un buco nel terreno – galleggiano a mezz’aria, appese ad altrettante corde, impiccate proprio come i tre bambini dello scandalo del 2004, ma non con l’intenzione di creare l’ennesima polemica. Come dice lo stesso Cattelan, l’idea è quella di togliere loro “il lato tragico. L’insieme di tutte queste opere forma un’altra opera, un’opera unica. Per anni ho lavorato sulla decontestualizzazione. Adesso sono arrivato al punto in cui decontestualizzo me stesso”.

Stanco di essere visto come un costruttore di polemiche ad hoc, come ultimo atto, l’artista mostra le sue opere per ciò che sono materialmente e siamo certi che anche questa mossa farà parlare a lungo di lui.

Titolo: Un salto nel vuoto. La mia vita fuori dalle cornici
Autori: Maurizio Cattelan e Catherine Grenier
Editore: Rizzoli
Dati: 2011, 145 pp., 18,00 €

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