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Uomini o mostri: un saggio al di là delle categorie convenzionali

“L’autentico freak è uno di noi, un figlio di genitori umani, trasformato in qualcosa di mitico da forze misteriose che non comprendiamo bene”. Leslie Fiedler,  critico letterario e professore nelle  migliori università statunitensi, nel suo ultimo saggio Freaks ci ricorda che i cosiddetti ‘scherzi di natura’ sono soprattutto immagini del nostro io segreto, nascosto, dimenticato, rimosso.

Nani, giganti, siamesi, donne barbute, ermafroditi: questi sono i freaks. Vale a dire persone dalle caratteristiche fuori dall’ordinario, che ci fanno subito perdere il senso dell’orientamento nel mondo e, di solito, provocano nel guardarli un misto di attrazione e repulsione, anche se la coscienza registra solo la seconda, ammantandola di pietà e paternalismo. Fiedler ha compiuto uno studio a metà tra la mitologia e l’antropologia per spiegare come l’impatto che il ‘diverso’ ha sul ‘normale’ coinvolga  la profondità dell’essere fino a smuovere paure primordiali e pulsioni rimosse come quella erotica. In tutta sincerità, a chi non suona strano leggere, ad esempio, che le donne barbute possano avere  avuto stuoli di corteggiatori? E così anche esemplari maschili e femminili caratterizzati  dalla mole immensa o dalla bruttezza proverbiale? Perché nonostante questa società esalti il bello come valore di riferimento, dentro di noi, anche se sopite, vivono passioni primordiali  che disconosciamo a noi stessi, che ci ricongiungono con la parte ferina che fingiamo di non avere più. L’essere umano è curioso e l’eros è spesso un mezzo per accedere a ciò che sfugge alla nostra comprensione.

Purtroppo i freaks hanno fatto ‘fortuna’ diventando nella maggior parte dei casi, loro malgrado, fenomeni da baraccone. Basti pensare al circo Barnum & Bailey, attivo nel XIX secolo. L’impresario Barnum utilizzava, per descrivere questi personaggi, la parola curiosità. Freak è invece il termine che Fiedler prende in prestito dal celebre film di Tod Browning, che nel 1933 provocò un incredibile scalpore negli  spettatori e critici cinematografici. Solo negli anni ‘60 Freaks assurse a fama mondiale come capolavoro, non solo per le qualità artistiche ma anche per aver messo in scena le vite di persone  ritenute inguardabili . Il freak è affascinante perché travalica i confini tracciati dalla cultura: sessuali (l’ermafrodita), tra animale e umano (l’uomo elefante), tra l’io e l’altro (i gemelli siamesi), ricordandoci un’unità fondamentale che nei secoli abbiamo imparato a non considerare più. Questi ‘scherzi di natura’, come venivano chiamati in epoca vittoriana, sembrano nascere per impersonare i miti che tutti conosciamo, tanto che i nomi attribuiti ad alcuni di loro, come ermafrodita li rivitalizzano. E come i miti, i diversi tra noi sottintendono  significati psicologici e sociali profondi, a ricordarci che tante divisioni sono artificiali e non naturali come siamo abituati a pensare. Perché collegare i freaks alla psicologia del profondo? Perché è solo lì che troveremo le risposte alle nostre incertezze ancestrali, quelle che fingiamo di non avere grazie a vite costruite spesso a tavolino che ci permettono di rimuovere   aspetti  scabrosi come la morte, la sessualità,  la sporcizia, l’orrore. “E la maggior parte di noi ritiene per la maggior parte del tempo che questa sia la sorte migliore … tranne quando, in un baraccone, senza sapere bene se dormiamo o siamo svegli, cogliamo per un attimo fuori del tempo la normalità dei freaks, la mostruosità dei normali, la precarietà e l’assurdità di essere, comunque vogliamo definirlo, pienamente umani”.

 Titolo: Freaks. Miti e immagini dell’io segreto
Autore: Leslie Fiedler
Editore: Il Saggiatore Tascabili
Dati: 2009, 382 pp., 12,00 €

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