Crea sito

Ypsigrock Festival 2011: la cronaca

Pere Ubu

E come da copione, uno degli eventi di spicco e più interessanti dell’estate musicale (e non solo) italiana si è rivelato tale. Dal 5 al 7 Agosto l’Ypsigrock Festival di Castelbuono, un piccolo paese del palermitano immerso nel favoloso scenario naturale delle Madonie, ci ha regalato un po’ più di qualche emozione, seppur con qualche piccola delusione. C’è voluto un po’ di tempo infatti per digerire l’inaspettata e improvvisa assenza degli Spiritualized sul palco siciliano alla vigilia dell’Ypsi fest. La band di J. Spaceman ha dovuto dare forfait per la data siciliana, e non solo, a causa dei problemi di salute di quest’ultimo (ci stava quasi lasciando le penne). Ma i ragazzi di Castelbuono hanno subito saputo provvedere alla pesante defezione arruolando per la chiusura della prima serata i Pere Ubu. La storica band di David Thomas ha portato sul palco “The Modern Dance” (1978), loro album d’esordio, riproponendo lo show eseguito poco più di 2 mesi prima al PrimaveraSound di Barcellona. E con questo diciamo tutto.

Twin Shadow

A precederli sul palco del castello sono stati Josh T. Pearson e Twin Shadow. Il cantautore folk statunitense ci era piaciuto su disco ma dal vivo, forse appesantito dall’ottimo cibo siciliano, ha inanellato una serie di canzoni monotone e quasi tutte uguali con un voce fioca e spenta. Solo alla fine si è saputo riprendere con qualche riff di chitarra ben eseguito. Twin Shadow, al contrario, bissando lo show del festival di Barcellona ha regalato a noi presenti uno set ben fatto alternando pezzi danzerecci a ballate coinvolgenti.

Ma non è solo la musica a farla da padrona. L’Ypsigrock ha rivelato sin da subito la sua anima di festa più che di kermesse musicale. Appena messo piede in paese si è subito respirata quell’aria di spensieratezza estiva, di voglia di divertimento, amicizia e aggregazione che  da anni ormai caratterizza l’anima del festival. “Ypsi&Love” infatti il motto principale. Oltre allo splendido e vecchio Ypsigro (il castello del paese), location assolutamente perfetta per un concerto, è anche il campeggio messo su dall’organizzazione nel bel mezzo del parco naturale delle madonie ad essere la seconda anima del festival. Sono qui che si concludono tutte le serate. Appena terminata la musica in paese si va su velocemente, tutti, con le navette messe a disposizione per continuare a ballare all’insegna di djset, birre e panini. Ebbene sì, apro qui una parentesi che mi sta molto a cuore. I panini del campeggio! Una delle cose per cui vale la pena andarci (io personalmente me ne sono divorati almeno una decina), non soltanto per il contenuto in sé, ma soprattutto per l’amore con cui vengono modellati dai ragazzi in cucina. Ypsi&Love appunto.

Yuck

Ma torniamo a parlare di musica, andando a vedere quello che è successo sabato, il secondo giorno. Come da copione gruppi altrettanto degni di nota, Yuck e Junior Boys, si sono alternati sul palco. Ebbene si, ahimè i primi ce li siamo persi quasi per intero. Forse per errore nostro (siamo arrivati un po’ tardino, ma non tanto) o forse per un misunderstanding con l’organizzazione. Il quartetto londinese si è esibito come seconda band quando invece sulla scaletta erano previsti come terzi. Ma vabbè, poco male. Per mia fortuna era la seconda volta che li vedevo in quest’anno solare e sicuramente credo ci saranno molte altre occasioni per risentirli. Il clou della serata sono stati senza dubbio Junior boys. Li aspettavano tutti in piazza castello e come previsto non hanno deluso nessuno. Il loro electropop ha fatto muovere tutta la gente come fossero onde in preda a una tempesta. Una vera e propria febbre del sabato sera! Febbre che è continuata nell’aftershow del campeggio con tutti gli “ypsini” che ballavano a suon di musica, accompagnati per tutta la notte dalla irrefrenabile voglia di divertimento di Max Bloom e Jonny Rogoff, rispettivamente chitarrista e batterista degli Yuck, grandi mattatori della serata.

Mogwai

Insomma, all’Ypsi se la passano tutti bene, sia pubblico che artisti.

Ed arriviamo alla domenica. Il giorno che tutti aspettavamo, e si vede. I biglietti vanno sold out prima dell’inizio dei concerti. Forse perché ci sono i Mogwai! Ma, chiaramente, non ci sono solo loro ad animare la serata. Infatti ad aprire l’ultimo giorno di festival c’è Dimartino. Il cantautore palermitano che ha tanto fatto parlare di sé quest’anno non ha deluso le aspettative e sicuramente ne sentiremo ancora parlare.

A chiudere la XV edizione dell’ Ypsigrock non poteva che essere la band cult del post-rock. Appena entrati nel castello, e con ancora Dimartino che suonava, non si poteva non notare l’arsenale di amplificatori che era stato montato appositamente per loro. Per non parlare poi della quantità di chitarre che si sono susseguite sul palco. I Mogwai sono una certezza. Il loro sound ha investito il pubblico ypsino con tanta violenza ed inaudita bellezza. Momenti indimenticabili sono stati pezzi come la storica Helicon 1 e How to be a Warewolf, una delle ultime arrivate.

Come indimenticabili sono state tutte le persone che hanno collaborato a rendere grande e accogliente questo festival. Sono ragazzi del paese, volontari, che hanno lavorato instancabilmente per 4 giorni affinché le persone arrivate da tutta europa si trovassero come a casa loro. Chi in piazza, chi dietro gli spillatori, chi pelando 15 cassette di cipolle (non è proprio il massimo del divertimento), chi in campeggio. Risultato: uno spettacolo davvero degno di nota.

Castelbuono, ci rivedremo, stanne certa.