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Il Fotografo. Henri Cartier-Bresson a Torino

Non c’è che dire, quello nato tra la città di Torino e la mitica agenzia fotografica Magnum Photos è uno di quegli amori tanto intensi che i due membri della coppia non riescono a stare l’uno senza l’altro nemmeno per un singolo istante. Mentre alla Fondazione Merz vanno in scena gli scatti realizzati da Josef Koudelka in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006, Palazzo Reale, terminata la grande mostra fotografica L’Italia e gli italiani, frutto del lavoro di nove artisti dell’agenzia newyorkese, ospita, dal 21 marzo scorso, un’ampia retrospettiva dedicata al maestro Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 1908 – L’Isle-sur-la-Sorgue, 2004), padre indiscusso del fotogiornalismo.

La mostra, intitolata significativamente Photographe – perché Cartier-Bresson era tutt’uno con la sua macchina fotografica, estensione meccanica del suo occhio, della mente e del cuore – raccoglie ben 130 riproduzioni in bianco e nero che spaziano lungo tutta la carriera del genio francese, dai primi anni ’30, alla fine degli anni ’70, regalando ai visitatori la possibilità di immergere lo sguardo dentro a una serie di momenti ricchi di senso per l’intera storia dell’umanità, come la Cina alla fine del Kuomintang, il funerale di Mahatma Gandhi in India, il campo di deportazione di Dessau in Germania, nel 1945. Eventi raccontati con un tale sforzo di rigore e di misura da spingerci a pensare che non sarebbe stato possibile restituirli in maniera differente dal modo in cui Cartier-Bresson li ha fissati per sempre nel nostro immaginario. Sono immagini di una tale forza che riescono a sostituirsi agli eventi stessi che rappresentato diventandone i ricordi condivisi.

A stupire e affascinare ancor di più sono quegli scatti che ritraggono la gente comune in pose tutt’altro che comuni. Qui viene esaltata l’assoluta maestria del fotografo nel cogliere il “momento decisivo”, quella posa densa di significato che dura un singolo istante e non si ripeterà mai più e che per essere immortalata richiede tanta prontezza quanta pazienza, doti che in Cartier-Bresson lambivano, come in nessun altro, la loro perfezione platonica. Lui lo sapeva che il momento era l’essenza stessa della fotografia e non mancava mai di sottolinearlo. «Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento», ripeteva da teorico follemente innamorato del suo medium artistico. «Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere».

Credits:
© Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

Henri Cartier-Bresson – Photographe

Fino al 24 giugno 2012

Palazzo Reale, Torino

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