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La vita delle dame settecentesche nell’affresco sociologico-letterario dei fratelli Goncourt

Ritrarre un’epoca non è semplice. L’approccio potrebbe essere multiforme: si potrebbero considerare determinati eventi storici, battaglie, trattati seguendo un filo temporale, si potrebbe optare per un punto di vista antropologico o filosofico. Si potrebbe anche dare la parola (per mezzo di documenti e testimonianze) a qualche illustre rappresentante dell’epoca. O a un’intera categoria, e allora il risultato sarebbe di certo variegato, colorito e avvincente, specie se si tratta di donne, e se i ricercatori sono i due illustri fratelli de Goncourt.

Archivisti metodici, ricercatori raffinati e attenti, teorici del realismo, collezionisti appassionati, Edmond e Jules de Goncourt hanno dedicato ai diversi aspetti della vita nel Settecento numerose opere perseguendo l’ambizione di restituire al lettore un’immagine quanto più vera (specie perché circostanziata da numerosi rimandi a documenti, pubblicazioni, carteggi originali) della società.

Si tratta di veri e propri affreschi di una società, quella del secolo dei lumi, che rispecchiano i caratteri propri dei tempi moderni. Sellerio ha dato alle stampe “La donna nel XVIII secolo”, che tra tutti questi affreschi è forse il più rappresentativo per il tono (puntuale ma molto divertente) e per il fatto che proprio le donne, specie quelle delle classi privilegiate (e nella fattispecie nel contesto francese), vivevano in quel tempo una condizione di (illusoria?) egemonia.

Sono donne impegnate e con molto tempo a disposizione da gestire con frenesia (il che ne riduce drasticamente lo spazio): rapide sortite in carrozza per raggiungere la modista più in voga, il calzolaio più raffinato; puntate e fughe nei luoghi di punta, negli atelier di artisti spiantati, di letterati vanesi.
Frenesia che, scopriamo, coinvolge anche ambiti in cui, di solito, il tempo si dilata: la camera da letto, per esempio. La nobildonna apre gli occhi e non fa in tempo a incontrare con lo sguardo i soffitti laccati che è subito circondata da donnette solerti che la pettinano, stringono nei corsetti, la aggiornano sui messaggi ricevuti, sugli appuntamenti del giorno. C’è il medico che ne scruta il pallore. Non sia mai che il male di quel secolo (e del nostro), la depressione, l’abbia colpita… ma non potrebbe; la signora è molto occupata, non potrebbe annoiarsi mai, è perdutamente e completamente schiava della moda e del tempo, a stento riconosce i propri figli che non frequenta, né tantomeno alleva.

L’amore da ideale diventa passionale e una prerogativa strettamente maschile, quale quella del vivere la propria sessualità “pubblicamente”, si estende anche alle donne (a patto che si conservi il decoro per mezzo dell’eleganza e dell’intelligenza).

Sono solo spunti di considerazioni, tracce di un documento di ricerca assolutamente prezioso e capace di far comprendere con chiarezza quale fosse, e di quale portata, il ruolo della donna nel XVIII secolo e come essa abbia potuto, e saputo, influenzare l’arte, o la letteratura o la musica e tutta la cultura di quell’epoca in generale.

Interrogando svariate fonti e documenti (libri, opuscoli, atti, processi) i fratelli de Goncourt prendono le distanze, come da loro stessi dichiarato nella prefazione al volume, dai toni da vaudeville e dalle sembianze da storia da teatro e Opéra Comique.
“Vogliamo approfondire i fatti, o piuttosto esaminarli nella giusta luce […]. Con l’analisi psicologica, con l’osservazione della vita individuale e collettiva, delle abitudini, delle passioni, delle idee, delle mode vogliamo ricostruire tutto un mondo scomparso, da cima a fondo, anima e corpo”.

Titolo: La donna nel XVIII secolo
Autore: Edmond e Jules de Goncourt; a cura di Francesca Sgorbati Bosi
Editore: Sellerio
Dati: 2010, 472 pp., 20.00 €

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