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Laggiù nella vaporità qualche volta ci si perde

Già la bella copertina di Paolo Barbieri cattura l’attenzione: su un grigio sfondo di ingranaggi e orologi si staglia un’insolita Alice, col suo abito di ispirazione vittoriana e i suoi capelli rossi. Sopra e dietro di lei, lo sguardo minaccioso di un coniglio. Sì, perché questa volta il Bianconiglio non è un tenero animaletto bianco bensì una belva assassina al servizio della dispotica e ambiziosa Regina. Non può mancare lo Stregatto, che qui assume le sembianze di un felino umanoide con tanto di poncho e l’ambiguo ruolo di Diavolo dei Crocicchi, né tantomeno il Brucaliffo. Ma, soprattutto non può mancare il mondo diverso nel quale la giovane e battagliera Alice fugge, un mondo dove nulla è ciò che sembra e dove il confine fra realtà e allucinazione non solo è labile ma addirittura insensato.

Tutto questo per dire che il libro di Dimitri parte bene. Si inizia in un mondo contemporaneo dove vive Ben, un giovane londinese segnato dalle conseguenze di un grave incidente, e ci si ritrova in un’altra Londra, fortemente steampunk, punto di partenza per la vera protagonista della storia. Al di fuori di essa c’è la Steamland, landa misteriosa costellata di tecnorifiuti, popolata da mutanti e pervasa dalla vaporità, una strana sostanza simile al vapore e dotata di singolari proprietà, non ultima quella di generare potenti allucinazioni. Le trovate di Dimitri sono affascinanti, sia quando deforma il classico di Carroll, sia quando vi aggiunge nuove figure, come la scimmia samurai con la sua katana particolarmente reale, sia quando ricorre con efficacia alla sinestesia per descrivere il nuovo stato percettivo nel quale Alice dovrà immergersi per poter davvero capire la realtà che la circonda.

Poi, però, qualcosa cambia. Arrivati a metà libro si ha infatti la sensazione che l’autore sia stato preso dalla fretta; le descrizioni si assottigliano, la trama perde originalità e i nuovi personaggi che compaiono hanno lo spessore della carta velina. Lo stesso Coniglio si riduce ad essere niente di più di un nemico più grosso e cattivo degli altri. La storia prosegue così fino alla grande rivelazione, a tratti un po’ confusa, per poi correre fino allo scontro decisivo e al finale, forse prevedibile ma comunque sensato e discreto.

A certi difetti narrativi si aggiungono quelli stilistici: Dimitri non scrive male ma di tanto in tanto pecca di presunzione e finisce per farla fuori dal vaso. Qualcuno, ad esempio, dovrebbe dirgli che mettere un inciso fra parentesi una pagina sì e una no non è proprio il massimo. Stesso discorso per certe parole con caratteri, dimensioni e allineamento diversi, che sembra stiano lì più per far vedere quanto sia eccentrico il loro autore che per una reale funzione linguistica. Non mancano periodi di stile nominale fuori controllo e, a un certo punto, salta fuori addirittura un grafico nel bel mezzo del testo. Ora, non è per fare i tradizionalisti, ma certe cose te le puoi permettere se sei Sterne.

Detto questo, Alice nel paese della vaporità è un libro che, nonostante i difetti, si lascia leggere volentieri anche nei passaggi meno belli. Il talento di Dimitri è ancora grezzo ma sufficiente a renderlo comunque uno dei pochi giovani autori di letteratura fantastica italiana che abbia qualcosa di nuovo da raccontare e le potenzialità per farlo bene.

Titolo: Alice nel paese della vaporità
Autore: Francesco Dimitri
Editore: Salani
Dati: 2010, pp.282, euro 16,80
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