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La libraia di Orvieto alle prese con l’ultima eredità

Su La libraia di Orvieto si è scritto davvero tanto; le opinioni in merito alla bontà del romanzo non si contano. Cosciente del mio snobismo il mio approccio alla lettura è stato quindi caratterizzato da un costante stato d’allerta. Citazioni letterarie snob quasi quanto me (allarme), cittadina di provincia che fa tanto tendenza in questi ultimi anni (allarme), donna sui generis, indipendente e colta (allarme), noir che si intreccia con la comicità di alcune situazioni surreali (allarme).

Qui lo snobismo non c’entra. L’allarme è scattato troppe volte per far sì che io mi unisca al coro esaltante. La libraia di Orvieto è certamente un libro ben scritto, fresco e di facile lettura. Con una sua propria linea narrativa e una resa dei personaggi che, per quanto simpatici, antipatici, grotteschi, drammatici possano risultare restano sempre molto fedeli a sé stessi, pur scivolando talvolta nella trappola dell’esasperazione dei tratti.

Ecco, probabilmente si tratta di un’immedesimazione troppo piena con Matilde, la protagonista, e di una conseguente competizione che vede contrapposte lei, Matilde, fare il lavoro che vorrei fare da anni, la libraia, e ottenerlo senza sforzo e titoli, semplicemente entrando in libreria (una splendida ed elegante libreria) e chiedendo se c’è un posto per lei, e me, che invio curriculum vitae da anni senza ricevere nemmeno una risposta. Competizione che vede lei ottenere a un affitto simbolico una casa, e me che ogni mese ho il cruccio del mutuo. Probabilmente è la competizione, mai sana, in nessun contesto, ma certamente segno di un’apprezzabile freschezza e naturalezza di scrittura che implica un coinvolgimento pieno.

Il cadavere appeso a un albero molti anni prima che Matilde arrivasse a Orvieto con la sua bicicletta e il suo bagaglio pesante di ricordi drammatici, ancora sembra penzolare. Resta inquietante nei giorni del presente, tormentando il colpevole, ma anche gli innocenti o coloro che investigano. Matilde inclusa che sfrutta con leggerezza il proprio intuito, la propria attenzione agli altri.

Però l’idea che sia un prodotto furbetto non m’abbandona; troppe volte nel leggere ho sospirato per la mediocrità di certe immagini; troppo viste e riviste le frasette che si stagliano sulla pagina bianca prima di ogni capitolo (saltate a piè pari dopo aver compreso che non avevano nulla a che vedere con la fragile trama); troppo sottolineata l’originalità di questa protagonista, il che azzera le possibilità di empatia; troppo semplice rispolverare il dramma che s’annida nel passato di Matilde con l’espediente trito e ritrito della lettera all’amica con cui non si parla più.

Per tutte queste ragioni ho letto anche L’ultima eredità in cui Valentina Pattavina ci racconta un’altra avventura di Matilde libraia in Orvieto. E questa volta la Matilde che mi si propone perlomeno riesce a non essermi odiosa: è più fragile e questa sua fragilità mascherata da incrollabile forza la rende di piacevole compagnia; le si perdonano quindi le digressioni letterarie, le citazioni a memoria perché è chiaro, in questo suo escamotage,  il desiderio, tanto umano, di avere qualcuno di davvero saggio e colto in cui le proprie idee possano trovare appoggio.

Anche ne L’ultima eredità il mistero ha il proprio nucleo nella libreria; in essa trovano scampo e riparo gli amori maturi e dolci dell’anziano proprietario, un ragazzetto dall’accento pronunciato e dall’intelligenza vivace, le paure e le incertezze di Matilde così come le sue competenze, le sue qualità. E, come era stato per La libraia di Orvieto, il mistero si dipana e trova continuazione a tavola, luogo designato alla messa in luce di tutte le debolezze umane, se così si possono definire le fresche manifestazioni di sé che nessuno, nel mangiare, riuscirebbe a celare.

Ed è curioso quanto di fosco si possa nascondere negli animi placidi dei personaggi di una quieta provincia. Sebbene alcuni eventi restino prevedibili e ammantino e sviliscano una storia ben confezionata.

Titolo: La libraia di Orvieto
Autore: Valentina Pattavina
Editore: Fanucci editore
Dati: 2010, 244 pp., 16,00 €

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Titolo: L’ultima eredità
Autore: Valentina Pattavina
Editore: Fanucci editore
Dati: 2011, 214 pp., 16,00 €

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