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Camemberts contro frites?

La trama è semplice: Ruben Vandervoorde (Benoît Poelvoorde) è un doganiere “francofobo” che presidia con zelo – a tratti un tantino eccessivo – il posto di confine franco-belga di Courquain/Koorkin; la sua nemesi è Mathias Ducatel (Dany Boon), omologo francese. Il film è ambientato nei primi anni Novanta, quando la vita dei doganieri e degli abitanti del minuscolo villaggio è sconvolta dalle conseguenze pratiche del processo di integrazione europea: il 1 gennaio del 1993, con l’entrata in vigore dei trattati sulla libera circolazione di merci e persone, le frontiere interne e le relative dogane devono essere completamente ripensate. Ruben è costretto dai superiori a partecipare alla prima “brigata mobile mista” franco-belga; dal lato francese Mathias si offre volontario, perché spera di avere così occasione per farsi benvolere da Ruben e potergli infine rivelare che ha una relazione con sua sorella, Louise (Julie Bernard), e intende sposarla.

La comicità è altrettanto semplice: Mathias si finge belga “parlando strano”, il padre di Ruben trova l’acqua di marca francese “un po’ secca”, Ruben inculca la francofobia al figlio portandolo di notte a spostare di qualche metro il cartello del confine, e così via. È decisamente una comicità più da sketch che da film e perde un po’ di smalto nella trasposizione cinematografica, anche se la trama nel complesso può contare su alcuni attori non protagonisti veramente bravissimi – soprattutto la coppia di ristoratori Irène e Jaques Janus (rispettivamente Karin Viard e François Damiens). Se siete francofoni e conoscete i Belgi, se vi siete mai trovati ad assistere alle manifestazioni di scherzoso astio incrociato fra “mangiatori di camambert” e appassionati di “frites”, preparatevi a ridere tantissimo. Sembra davvero impossibile, invece, immaginare che il doppiaggio italiano riesca altrettanto divertente – né stavolta si può puntare sul remake italo-italiano, come per il poco riuscito “Benvenuti al Sud”.

In maniera del tutto inintenzionale, il tempismo di Dany Boon è perfetto: sono proprio del 2011 i primi volgari scricchiolii al “sistema di Schengen”, questa complessa e faticosa costruzione sovranazionale che ci permette di attraversare la maggior parte delle frontiere interne all’Unione Europea senza essere fermati, senza dover esibire documenti di identità, senza nemmeno sapere dove si trovano le dogane; ha cominciato la Francia, accusando l’Italia di voler trasferire oltralpe il “problema dei profughi tunisini”, poi ha proseguito la Danimarca, con dubbie mosse di ripotenziamento della polizia di frontiera. Magari farà bene a tutti ricordare come fosse il nostro mondo fino a pochi anni fa, e ridere di chi non crede(va) che almeno in Europa avremmo vissuto senza più confini.

 

Niente da dichiarare? (Rien à déclarer – Belgio, Francia 2011)
di Dany Boon
con Dany Boon, Benoît Poelvoorde, Julie Bernard, Karin Viard e François Damiens
durata 108 min.

nelle sale italiane dal 23 settembre (distribuzione Medusa)