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Non l’ho letto, ma mi piace – Ep. 8

Capitolo 8: dove si legge di Nobel meritati e non assegnati, ventenni disoccupati, alberi di Natale infestati, ricconi sfondati, mentre Jack Kerouac volteggia nello spazio sfinito e Marilyn Monroe ci versa un tè nella sua libreria.

Gotico americano di William Gaddis, appena riedito da Alet, è il romanzo che ci farà compagnia mentre finiremo di sgranare, con sguardo vacuo e mani frementi, il rosario di settimane, giorni, ore, minuti e secondi che ancora ci separano dall’uscita italiana di Freedom di Jonathan Franzen. L’accostamento non è affrettato: che Franzen sia debitore di Gaddis per alcuni aspetti della sua narrativa ce ne accorgeremmo tutti anche se lui stesso non l’avesse dichiarato “un suo vecchio eroe letterario”; non a caso Gaddis e Franzen (e David Foster Wallace) sono i tre più grandi, geniali e complessi autori americani del secondo dopoguerra, e in un mondo perfetto avrebbero vinto un Nobel per la letteratura a testa, se non fosse che la commissione di Stoccolma, a partire dagli anni ’80, ha preferito darlo in genere a illustri sconosciuti di cui a ragione ci si è dimenticati subito dopo (anche se negli ultimi anni hanno un po’ ripreso la brocca). Ma sto divagando, quindi torniamo a Gaddis e ai motivi per cui lo si deve leggere. La scheda ci promette un romanzo, se non “gotico” in senso stretto, certo americano nel senso più ampio. Riassumerla è pressoché impossibile (vedere per credere), dato l’inesorabile intrecciarsi delle storie di diversi personaggi in un’unica narrazione – al tempo stesso racconto familiare ed epopea nazionale, storia di fatti privati e analisi di mentalità e strutture sociali – che caratterizza la migliore narrativa americana. Una narrativa che, proprio con autori come Gaddis, raggiunge livelli che noi semplicemente ci sognamo (per una delle rare eccezioni, cfr. subito qui sotto). Rassegniamoci, e continuiamo a imparare da loro.
William Gaddis
Gotico americano
Alet, pp. 288, € 16,00
Tommaso Pincio è un autore a cui vogliamo particolarmente bene; perciò siamo contenti che minimum fax abbia deciso di riproporre Lo spazio sfinito, il suo secondo romanzo già edito da Fanucci nel 2000 e oggi altrimenti irreperibile. Se già non l’avete letto, leggetevi la scheda, e probabilmente già alla frase “Jack Kerouac si prepara a passare nove settimane nello spazio per conto della Coca-Cola Enterprise” sarete conquistati. Oppure penserete qualcosa tipo: “Mio dio, ma che idiozia” (o sinonimi). In tal caso però peggio per voi: vi perderete l’opera (secondo me) più caratteristica dello scrittore romano, in cui la trasfigurazione della realtà reale in realtà immaginaria è così sapiente che la stessa realtà sembra uscirne perplessa. Le storie di Kerouac, Arthur Miller e la consorte Marilyn Monroe (nella veste di libreria), intrecciate con quelle di personaggi minori, ci mostrano un universo parallelo in cui il sogno americano è diventato una strada che i personaggi più celebri del nostro immaginario si trovano a percorrere a capo chino, svuotati di emozioni, desideri, rappresentatività; gusci che galleggiano in se stessi in un’esistenza alternativa che ha decretato il loro fallimento prima ancora – anzi senza che – si sia avverata la loro realizzazione. Un gioco di ricombinazioni e sperimentazioni che Pincio già aveva messo in scena in M., e che qui si fa ancora più spietato; un racconto che rende il lettore sfinito come lo spazio in cui vortica Kerouac. Terrà ancora, dopo dieci anni? E perché ve ne avrei parlato, altrimenti?
Tommaso Pincio
Lo spazio sfinito
minimum fax, pp. 157, € 13,50
Avere ventanni (senza apostrofo) è una serie di documentari ideati, condotti e diretti da Massimo Coppola insieme a Giovanni Giommi e Alberto Piccinini e trasmessi da MTV Italia dal 2004 al 2006 (con l’apostrofo invece diventa un film del 1978 di Fernando Di Leo con Gloria Guida e Lilli Carati; potenza dell’interpunzione). Lo guardavo quando vent’anni ce li avevo ancora, trovandolo uno dei prodotti più interessanti del panorama televisivo di allora, con punte di autentica genialità in alcune puntate e (vabbè dài, inevitabile) di una certa ruffianeria in altre. Dalle diverse realtà che la troupe di Coppola incontravano andando in giro per l’Italia in pulmino a realizzare interviste a metà strada tra Moretti e Gandini, emergeva un ritratto a 360° della “ventennità” (si può dire?) italiana negli anni del berlusconismo (cioè quelli della ricchezza di alcuni e della disoccupazione di tutti gli altri) che rispecchiava per-fet-ta-men-te ciò che capitava, nello stesso periodo, a me neolaureato, e anche ciò che ancora non sapevo mi sarebbe capitato. L’elenco sarebbe lungo (e poi a un certo punto sono pure fatti miei): se volete farvi un’idea, sul solito wiki trovate tutti i titoli delle puntate trasmesse. Ma sapete cosa vi dico, stavolta? Non fatevi nessuna idea: bypassate wiki e saltate direttamente al cofanetto appena pubblicato da ISBN: ci trovate 5 dvd 5 con tutte le tre serie passate su MTV più il diario di lavorazione delle puntate. Forza, su!
Massimo Coppola.
Avere ventanni. I giovani nell’era Berlusconi
ISBN, 5 dvd + libro, € 19,50
Notte di Natale. Quindici storie sotto l’albero è il tentativo, lodevole anzichenò, compiuto da Einaudi per ricordarci che, nei secoli, anche altri autori si sono cimentati sul tema del Natale, oltre a Dickens che sì, ok, il Natale l’ha inventato lui e tutto quanto, ma oggi come oggi la sua raccolta dei Christmas Books (Canto di Natale a parte), terribilmente noiosi e letterariamente meno che nulli, possiamo senza remora alcuna prenderla e gettarla nel camino la notte della vigilia, per ravvivare il fuoco mentre finiamo il torrone. Per chi voglia correre il tremendo rischio di ampliare la propria prospettiva storica e guardare (si può, si può) anche al di là di Dickens, l’antologia einaudiana ci snocciola davanti agli occhi quindi racconti natalizi dalla fine del Settecento all’inizio del Novecento: o, se preferite, da E.T.A. Hoffmann e Hans Christian Andersen a Henry e Yeats, passando per Gogol, Dostoevskij, Maupassant… E se proprio non riuscite a stare senza c’è anche Dickens (ma NON con il racconto più celebre: altri punti a favore). La scheda ci parla di preparativi, alberi di Natale, angeli e fantasmi, famiglie a cena davanti al fuoco e persone smarrite tra i ghiacci delle montagne, solitudini e calore nella notte che, non c’è niente da fare, resta la più magica e misteriosa dell’anno. Quest’anno facciamoci tutti un regalo: cambiamo musica, scopriamo alcune voci poco conosciute di autori celeberrimi, ma soprattutto Basta. Dickens. Per. Favore.
Autori vari
Notte di Natale. Quindici storie sotto l’albero
Einaudi, pp. 328, € 16,00

I privilegiati è il quinto romanzo di Jonathan Dee e (se non erro) il primo tradotto in italiano; ed è una storia che ci mostra come, malgrado tutto ciò che ci hanno insegnato, il crimine e la disonestà pagano, e pure tantissimo. Tanto che quelli che li praticano sono ricchi sfondati, abitano nel quartiere più elegante e vergognosamente esclusivo di Manhattan, frequentano le cerchie più ristrette del jet set e devono persino assumere un consulente per le spese personali. Proprio questo è l’ambiente dorato in cui vivono, stando alla scheda, i protagonisti Adam e Cynthia Morey, intelligenti, belli, frivoli, perfetti in tutto ciò che fanno. Certo, c’è l’inevitabile prezzo da pagare: ma (e questo è uno degli aspetti che mi incuriosiscono del libro) sembra che Dee introduca una novità di prospettiva piuttosto interessante, spostando lo scotto della propria avidità non nel consueto unhappy ending che travolge gli eccessivamente ambiziosi, ma prima, nella fase “preliminare”. Quando si è impegnati a far soldi non si ha tempo per gli altri, e nemmeno per se stessi: si sacrifica tempo, dignità, valori, relazioni; si rischia di diventare aridi, ripetitivi, soli. Ma quando finalmente si entra a far parte della classe privilegiati, il gioco è fatto: in possesso di tutto, al sicuro di tutto, si è diventati quasi una tipologia diversa di esseri umani. Con tutta la mostruosità che questo comporta, ovviamente. Visti i temi, credo sia lecito aspettarsi quella freddezza descrittiva sarcastica e impietosa che a me personalmente piace così tanto in un libro del genere da consigliarvelo a occhi chiusi anche senza aver mai sentito nominare l’autore.

Jonathan Dee
I privilegiati
Neri Pozza, pp. 288, € 16,50